Sommaggio, il poeta ispirato che costruiva uomini prima che atleti

Pioggia, vento, sole, neve, non faceva differenza. Lo incrociavo sempre lì, sull’argine di Ponte San Nicolò, in bicicletta a dettare i tempi di allenamento
VOLTABAROZZO, SCUOLA DI ATLETICA DI FRANCO SOMMAGGIO IN FOTO FRANCO SOMMAGGIO CON LA FIGLIA SILVIA
VOLTABAROZZO, SCUOLA DI ATLETICA DI FRANCO SOMMAGGIO IN FOTO FRANCO SOMMAGGIO CON LA FIGLIA SILVIA

Pioggia, vento, sole, neve, non faceva differenza. Lo incrociavo sempre lì, sull’argine di Ponte San Nicolò. Io in maglietta e pantaloncini a spremere sudore, lui in bicicletta a dettare i tempi di allenamento alla figlia Silvia, una delle più grandi mezzofondiste italiane di tutti i tempi. Gianfranco e l’atletica, Gianfranco e l’amore per una disciplina che può essere vissuta in una solo maniera, senza sconti, con passione totale, quasi come una religione. Qualificarlo come un uomo di campo, come si faceva con i puri che hanno sempre preferito i fatti, l’impegno quotidiano, la sofferenza per un risultato da raggiungere, alle vetrine, alle passerelle, suona un po’ riduttivo. Gianfranco non è stato soltanto prima un grande atleta e poi un grande allenatore.

È stato molto di più, perché quest’ultima definizione non rende l’idea di cosa abbia rappresentato, di cosa abbiamo perso. Perché Sommaggio ha impersonato il vecchio maestro, capace di costruire gli uomini e le donne, prima degli atleti. È stato capace di essere protagonista degli ultimi sessant’anni di storia della nostra atletica, dal periodo eroico quando bastava tracciare una linea per terra per simulare una pista, a quella di oggi, dove la tecnologia sembra più importante del sacrificio. Uomo di poche parole, all’apparenza burbero, certo dal carattere poco disposto alle concessioni, sicuramente generoso come solo sanno esserlo quei padri capaci di circondarsi di un'aura sapienziale, che sempre coincideva con la parola del maestro. Lui, il re di giustizia, l'indovino, il profeta, il mago, che si è sempre messo in discussione anche quando l’età avrebbe dovuto consigliargli prudenza. Lo ha fatto fino all’ultimo, per quella società Atletica Città di Padova che resta la sua ultima creatura, dove si ritrovavano giovani atleti e master, tutti racchiusi e innamorati del loro poeta ispirato.

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