Musei d’impresa nuova frontiera per il turismo

di Silvia Giralucci
Ci sono i musei d’impresa come quello della Mercedes Benz a Stoccarda, della Coca Cola ad Atlanta, o quello del bonbon creato dalla Haribo a Uzes che sono diventati vere e proprie mete turistiche e casi di studio per il marketing, ma ci sono tanti altri piccoli musei che nel tempo e con storie diverse hanno trovato una narrazione della storia aziendale, ma anche delle storia economica di un territorio e di un prodotto.
All’esperienza dei musei d’impresa del Veneto, connubio virtuoso tra impresa territorio e turismo, la Fondazione Nord Est, con il sostegno della Cassa di Risparmio del Veneto, ha dedicato una ricerca presentata ieri a Padova. Attraverso i casi studio di sei musei e archivi d’impresa veneti (il Museo della Calzatura Rossimoda di Stra, il Poli Museo della Grappa a Bassano, il Museo dello Scarpone e della Calzatura sportiva a Montebelluna, l’Archivio storico Rubelli a Venezia, il Museo del Gioiello a Vicenza e il Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore) si passa in rassegna la storia del territorio e dell’economia del Veneto, in un racconto che parla di aziende familiari, di idee imprenditoriali, di distretti industriali, e del legame tra aziende e territorio. Un racconto che serve a creare identità per chi nelle aziende ha lavorato e lavora e che diventa matrice per interpretare il presente delle aziende e che, in diversi casi, diventa anche un’attrazione turistica che aumenta la capacità del territorio di attrarre turistici.
Sempre, è ovvio, che chi gestisce il museo abbia le risorse e le competenze per valorizzare il proprio patrimonio (e questo non è di tutti i casi di museo d’impresa analizzati). Le storie di questi musei sono varie: ci sono quelli nati come archivio ad uso aziendale che poi si sono evoluti (museo della scarpa e del tessuto), quelli nati dall'intuizione di un'imprenditore (la grappa a Bassano) o di più imprenditori che hanno trovato un sostegno pubblico (scarpone a Montebelluna) o ancora dalla collaborazione di soggetti pubblici e privati (occhiale in Cadore e gioiello a Vicenza). Quasi tutti sono accomunati dal fatto di avere sede in un luogo prestigioso, necessario per intercettare un flusso turistico che comunque esiste e che aggiunge la visita del museo d’impresa al proprio percorso.
«Il turismo d'impresa» spiega Valeria Minghetti del Centro internazionale di studi sull’economia del Turismo a Ca’ Foscari «è segnalato dalla World Tourism Organization come un fenomeno in crescita. Si tratta di una nuova modalità di fruizione di una destinazione. Per un turista cercare sempre di più l’autenticità dei luoghi visitati e un contatto più forte con la comunità locale, consente di scoprire luoghi dell’archeologia industriale, di reinterpretrare dei processi produttivi del passato, di conoscere realtà produttive, magari meno note ma comunque importanti per il tessuto economico e socio-culturale di un territorio».
L’importanza poi è anche per le imprese: come dimostrano i casi delle distillerie Poli a Bassano e del museo della scarpa a Stra, mentre il territorio ha la possibilità di integrare e diversificare la propria offerta turistica, il museo consente all’impresa che l’ha creato di accrescere il valore del proprio brand.
«I musei d’impresa» sottolinea Davide Giraldi, ricercatore della Fondazione Nordest «non sono solo luoghi della memoria, ma anche del futuro, perché generano nuovi prodotti, rapporti con scuole e con le nuove generazioni che sono importanti sia per l’'impresa sia per il territorio».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








