«La comunità umana e quella celtica Nella mia musica ci sono le mie anime»

intervista
Alan Stivell, la leggenda dell’arpa celtica, si esibirà con la sua Electric Band venerdì 22 marzo al Teatro Toniolo di Mestre. L’appuntamento rientra nelle tre uniche date italiane del “Human-Kelt Tour” con cui il musicista bretone, classe 1944, festeggerà gli oltre 50 anni di carriera.
È felice di tornare in Italia? «Molto. L’Italia è stata davvero importante per me. I miei 53 anni di musica sono iniziati professionalmente nel 1966. E nel luglio di quell’anno mi esibii per la prima volta fuori dai confini francesi, in Italia: a Portofino, Santa Margherita Ligure e a Genova. Una parte considerevole di un album di quel periodo l’ho registrato in Italia dove poi sono tornato spesso facendo anche grossi concerti, specie negli anni Ottanta. Mi sembrava giusto tornare nel vostro Paese per festeggiare più di mezzo secolo di musica».
Si esibirà a Mestre, vicinissimo a Venezia.
«Amo Venezia e sono felice di esibirmi a due passi da una città così speciale, anche se non avrò tempo per visitarla. Ho suonato diverse volte a Mestre; spero un giorno di poter tenere un concerto a Venezia».
Cosa può anticipare dello spettacolo?
«Per molti motivi non potrò eseguire il nuovo album “Human-Kelt” esattamente com’è. È un disco pieno di ospiti internazionali, come Angelo Branduardi, Andrea Corr, Fatoumata Diawara, Bob Geldof che dal vivo non saranno con noi. C’è poi un’orchestra sinfonica e io stesso grazie alla possibilità delle sovra-registrazioni suono tanti strumenti. Dal vivo faremo una riduzione per rendere nel miglior modo possibile il disco con un numero limitato di musicisti. Mi piacciono come rendono le nuove canzoni in concerto, sono molto emozionali e creano un clima di intimità col pubblico. E noi musicisti quando ci sentiamo liberi sul palco diamo molto in termini di energia».
Com’è nata l’idea di “Human – Kelt”?
«Per festeggiare il mio mezzo secolo di musica ho pensato a quali sarebbero le due parole che avrebbero potuto riassumere la mia vita e le mie idee. Così ho pensato a “Human”, umano, e a “Kelt”, celtico. Da una parte ho sottolineato che la cosa più importante è appartenere all’umanità e dall’altra di far parte della grande comunità celtica che esiste in Bretagna, Irlanda, Scozia e Galles. Nella mia musica si trovano elementi che appartengono alla mia cultura bretone-celtica e altre cose che sono più universali e che evidenziano gli scambi tra culture diverse. Mi piace essere eclettico, mi piace ogni genere musicale. “Human-Kelt” è un disco molto vario perché io amo tanti generi musicali».
Nell’ultimo album c’è una nuova collaborazione con Angelo Branduardi.
«Con Angelo ci conosciamo da molti anni. Tra noi c’è una grande amicizia e un grande rispetto artistico. Ricordo che molti anni fa è venuto a vedermi in Bretagna. Lui mi disse che considerava i suoi genitori musicali Bob Dylan e me. Sono stato molto orgoglioso perché penso che “mio figlio” Angelo sia un artista così bravo e che ci siano molte relazioni tra la sua musica e la mia. Abbiamo fatto insieme anche un grande show per la televisione francese. Poi, mi ha chiesto di suonare in un suo album. Così quando ho deciso di invitare degli ospiti per “Human-Kelt” mi è sembrato naturale che a rappresentare l’Italia fosse Angelo. Anche il mio rapporto con Branduardi credo dimostri quanto l’Italia è stata importante per me». —
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