Sala Carmeli, scrigno restituito alla città
A 16 anni dall'incendio, ultimato il restauro dell'ex biblioteca

SALA CARMELI Prende il nome dal frate Michelangelo Carmeli che fu docente di teologia e di lingue orientali La biblioteca conteneva la bellezza di 22 mila volumi
A 250 anni dalla sua realizzazione, uno scrigno d'arte torna a disposizione della città. Verrà riaperta, infatti, dopo l'estate, la sala Carmeli di via Galilei, chiusa dopo l'incendio del 10 giugno 1995, provocato da un fulmine scaricatosi sul tetto, che ha minato la struttura della copertura e danneggiato la volta sospesa, l'affresco e le decorazioni. L'edificio fu fortemente voluto dal frate minore Michelangelo Carmeli, originario di Cittadella (1705-1766), teologo e docente di lingue orientali, che di un'ala del complesso conventuale di San Francesco Grande fece la sua scuola. Una sorta di centro di cultura che conteneva 22 mila libri e che richiama alla mente l'abbazia benedettina di Melk, in cui lo scrittore Umberto Eco ha ambientato «Il nome della rosa». Lo stabile, che avrà un ingresso autonomo rispetto all'istituto Duca d'Aosta di via del Santo, non riaprirà però come biblioteca (la normativa antincendio lo vieta), ma come spazio per riunioni (può ospitare fino a 200 persone) e per concerti. Probabilmente l'Orchestra di Padova e del Veneto potrà utilizzarlo per alcune prove. La Sala Carmeli potrebbe, pertanto, essere dotata di un book-shop ed entrare a pieno titolo nel circuito turistico della città. Il restauro conservativo è costato 1 milione 700 mila euro: 1 milione è stato stanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; 175 mila arrivano dalla Provincia e 325 mila dal Comune. Un ulteriore contributo di 250 mila euro è stato concesso dalla Regione. Il visitatore sarà di sicuro attratto dalla volta della biblioteca. Come ricorda Catia Giorda, in un articolo pubblicato sulla rivista Padova e il suo territorio, «al centro del soffitto si vede il monte Parnaso da cui si diparte il cavallo Pegaso; si distingue poi Apollo con in mano una cetra, attorniato da geni volanti. Nelle quattro lunette agli angoli sono effigiate, «in sembianza di putti», l'Architettura, la Pittura, la Musica, la Scultura. Negli altri medaglioni la Rettorica, la Filosofia, l'Amor di Virtù, lo Studio, la Matematica, la Teologia. E ancora la Grammatica, la Poesia, l'Intelletto, l'Ingegno, l'Istoria e l'Etica. Da centoquarant'anni il Comune è proprietario del complesso.
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