Nuove Br, in aula parole di sfida: «Le armi sono necessarie»

Al processo di Milano i proclami degli imputati contro lo Stato. Latino: «Non amiamo la violenza, ma oggi è inevitabile per la rivoluzione»
Un momento dell'udienza del processo milanese alle cosiddette Nuove Br a Milano 15 maggio 2012. I sette imputati detenuti nell'ambito del processo milanese alle cosiddette Nuove Br devono restare in carcere. Lo hanno deciso i giudici della seconda corte d'assise d'appello di Milano che hanno respinto le istanze di scarcerazione delle difese, le quali hanno invocato la decadenza dei termini di custodia cautelare perche', a loro dire, ''la detenzione non ha piu' senso'' dato che la Cassazione ha annullato nelle scorse settimane le condanne. ANSA/STR
Un momento dell'udienza del processo milanese alle cosiddette Nuove Br a Milano 15 maggio 2012. I sette imputati detenuti nell'ambito del processo milanese alle cosiddette Nuove Br devono restare in carcere. Lo hanno deciso i giudici della seconda corte d'assise d'appello di Milano che hanno respinto le istanze di scarcerazione delle difese, le quali hanno invocato la decadenza dei termini di custodia cautelare perche', a loro dire, ''la detenzione non ha piu' senso'' dato che la Cassazione ha annullato nelle scorse settimane le condanne. ANSA/STR

MILANO. «L’offensiva deve avere le caratteristiche della propaganda armata». È una delle frasi, pronunciate dagli imputati nel processo d’appello alle cosiddette «nuove br» del Partito comunista politico-militare, che ha risuonato nella maxi-aula del Tribunale di Milano. Anche nel corso dei precedenti giudizi di primo e secondo grado (la Cassazione ha poi annullato le condanne nei mesi scorsi disponendo un ’appello bis’) i presunti appartenenti alle «nuove br» avevano più volte preso la parola parlando di «via rivoluzionaria» e «lotta al capitalismo», facendo depositare agli atti lunghi documenti da loro redatti, ma senza mai fare riferimenti così espliciti alla possibilità di usare le «armi».

Claudio Latino, ritenuto leader della «cellula» milanese che per anni ha però abitato a Padova, ha parlato in particolare della necessità di una «offensiva» che deve avere le caratteristiche della «propaganda armata». Noi, ha aggiunto, «non amiamo la violenza, ma consideriamo che sia inevitabile e storicamente necessaria. Nessuna classe dominante ha abbandonato il potere pacificamente. Invitiamo - ha aggiunto - tutte le avanguardie operaie a organizzarsi».

E Alfredo Davanzo, presunto ideologo delle «nuove br» del Pcpm: «Noi affrontiamo lo Stato, affrontiamo voi (rivolto ai giudici, ndr) solo con la forza di essere proletari». Il presunto capo del nucleo torinese, Vincenzo Sisi, poi ha spiegato: «Noi siamo qui perché non abbiamo niente da giustificare, niente da cui difenderci». E ancora Latino, che ha concluso le sue dichiarazioni con la voce quasi rotta dalle lacrime: «Ribadiamo che non abbiamo alcuna innocenza da rivendicare, anzi rivendichiamo la nostra appartenenza al partito comunista politico-militare».

Argomenti:terrorismo

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova