Tensioni con CasaPound al corteo antifascista di Gorizia: tre poliziotti feriti, uno ha 21 giorni di prognosi

Ci sono stati cori, insulti e scambi di provocazioni con un gruppo di militanti di estrema destra che hanno tentato di forzare un blocco per rispondere alle provocazioni

Marco Bisiach
La manifestazione e le tensioni nei pressi del Municipio (fotoservizio Daniele Tibaldi)
La manifestazione e le tensioni nei pressi del Municipio (fotoservizio Daniele Tibaldi)

Attimi di tensione durante il corteo antifascista di Gorizia sabato pomeriggio, quando la polizia ha dovuto contenere un gruppo di esponenti di CasaPound che tentavano di forzare un blocco per rispondere alle provocazioni. Il bilancio parla di tre agenti che hanno riportato contusioni: uno di questi ha subito una lussazione della spalla con 21 giorni di prognosi.

I 200 partecipanti

Per il resto, è filata via in un clima complessivamente tranquillo la manifestazione organizzata dal Collettivo Giovani Antifa, che ha visto la partecipazione di circa 200 persone, compreso un gruppo arrivato appositamente da Ravenna. Piuttosto robusta la presenza delle forze dell’ordine (60 agenti, di cui una quarantina arrivati a rinforzo), ma va detto che gli stessi manifestanti si sono organizzati per tenere entro i binari del lecito il corteo e per raffreddare per tempo eventuali bollenti spiriti di qualcuno.

Come è avvenuto nel punto del percorso che fin dall’inizio era stato individuato come critico, ovvero il passaggio e la sosta in piazza Municipio. Lì i manifestanti si sono ritrovati a poche decine di metri da qualche decina di esponenti di Casapound e del Blocco studentesco, che stazionavano in una via Mazzini di fatto sigillata dagli agenti in tenuta antisommossa con scudi, caschi e manganelli.

Da una parte e dall’altra sono partiti insulti e provocazioni, i toni si sono momentaneamente alzati e da via Mazzini qualcuno ha tentato di forzare il cordone della polizia, che ha risposto con una certa decisione. Nel contenere questa spinta, tre agenti, come detto, sono rimasti feriti.

Urla e provocazioni

«Devono andare via!», ha gridato uno degli esponenti di CasaPound, giudicando una provocazione diretta la sosta del corteo antifascista proprio nei pressi della sede del movimento, e non ha contribuito ad allentare la tensione la presenza per alcuni istanti proprio al di qua delle transenne di uno dei componenti del corteo antifascista, che stava documentando con la sua macchina fotografica la manifestazione.

Ecco: solo in quel momento per alcuni istanti la situazione ha rischiato di degenerare ma ben presto il quadro si è normalizzato. «Non rispondete alle provocazioni», hanno ripetuto più volte al megafono gli organizzatori, così come avevano fatto del resto subito prima del via al Parco della Rimembranza, sotto una pioggia fitta che ha accompagnato il corteo come la musica sparata a tutto volume.

La partecipazione

C’erano giovani, giovanissimi ma anche adulti, tutti dietro una Fiat Tipo blu e lo striscione con la scritta bilingue, in italiano e sloveno, “Morte al fascismo, libertà al popolo – Smrt fašismus, svoboda narodu”. Sventolavano bandiere della Rete degli studenti, della Palestina, altre con la falce e il martello mentre il cielo di Gorizia a fasi alterne si riempiva del fumo di fumogeni neri o verdi, gialli o rossi. «Siamo tutti antifascisti, siamo tutte antifasciste», tra i più gettonati.

E poi riferimenti, chiari, diretti, alle azioni di Blocco studentesco, «che ha riempito di striscioni e scritte anche questa città. Che pena: questa piazza deve essere solo l’inizio, per dire che noi ci siamo», hanno scandito a chiare lettere i partecipanti al corteo antifascista. Riferimenti anche al fatto che «a Gorizia il 25 aprile non viene considerato una festa» e che «qui, ogni anno, viene ricevuto in municipio chi omaggia la X Mas». E poi ancora cori, con o senza megafono. “Palestina libera”, “Fascista carogna, ritorna nella fogna”, ad esempio.

Ma c’è stato spazio anche per cantare “Bella ciao”, per affondi contro Fratelli d’Italia, Forza Italia e Blocco Studentesco («La vergogna dell’Italia siete voi!», è stato detto), e per riferimenti non così delicati alle Foibe. Poi, ad ogni sosta, un discorso. «Una democrazia è realmente tale quando riconosce anche i diritti delle minoranze», ha detto una giovane parlando all’incrocio tra corso Italia e via 24 Maggio.

«L’antifascismo parte proprio dalla difesa della dignità di ogni persona, e la memoria non deve diventare strumento per contrapporre un popolo all’altro». Ancora, davanti al tribunale ha preso la parola un’esponente dell’Unione degli universitari di Trieste e Udine. «Siamo qui per lottare. Essere antifascisti è un obbligo morale e civile, non deve diventare un’eccezione», ha spiegato la studentessa, mentre la pioggia rendeva difficile anche leggere i discorsi preparati sugli smartphone. «Davanti al fallimento dei partiti e alla decadenza del sistema serve una risposta chiara, e l’antifascismo è una di queste». Di lì il passaggio davanti al Municipio e le tensioni di cui si è detto, prima del finale del corteo verso piazza Vittoria, gli ultimi cori, gli ultimi fumogeni, gli ultimi messaggi con cui gli antifascisti hanno lasciato in serata la città.

Il comunicato

Questo il comunicato della Segreteria Provinciale Fsp Polizia di Stato-Padova: «Esprimiamo piena solidarietà ai colleghi feriti e il nostro più sincero apprezzamento per l'eccezionale lavoro svolto. Ancora una volta sono stati i poliziotti, mettendo a rischio la propria incolumità, a impedire che la violenza di piazza producesse conseguenze ben più gravi. Il diritto di manifestare non può mai trasformarsi nel diritto di aggredire o di mettere in pericolo chi garantisce la sicurezza pubblica. Chi indossa una divisa non può e non deve diventare il bersaglio delle contrapposizioni ideologiche».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova