Viaggio nel cuore della crisi: «Consumi crollati, pagare l’Imu sarà un incubo»

Rete Imprese Italia raccoglie il grido d’allarme dei piccoli imprenditori padovani. La Ofz: «Siamo in difficoltà, esportavamo il 20 per cento della produzione in Germania»

PADOVA. «Nessuno compra più nulla, se non lo stretto indispensabile. E sa perché? La gente ha paura. Paura del futuro, di non riuscire a pagar le tasse, di quanto dovrà sborsare di Imu a metà giugno. E’ pazzesco, questa crisi paralizza il potere di spesa delle famiglie».

Ti guarda con gli occhi sbarrati Giuliano Zulian, venditore ambulante di calzature da mezzo secolo, mentre si sfoga accanto al suo tendone nel mercato in piazza ad Albignasego. Lui, come tanti altri colleghi, questa maledetta crisi la tocca con mano ogni giorno.

La sua è una delle tante disperate testimonianze emerse nel «Viaggio nel cuore delle piccole imprese» organizzato da Rete Imprese Italia che riunisce Cna, Ascom-Confcommercio, Confesercenti e Upa di Padova. Partita in pullman da Padova, la comitiva composta dai presidenti e direttori delle quattro associazioni (Nicola Rossi, portavoce di Rete Imprese per questo semestre, Fernando Zilio per l’Ascom, Guerrino Gastaldi per la Cna e il numero uno dell’Upa Roberto Boschetto) e da una delegazione di parlamentari padovani, è andata a tastare il polso di alcune piccole imprese del commercio e dell’artigianato nella Bassa Padovana.

L’ambulante Zulian racconta che prima della crisi «si facevano ordini di anno in anno, ma oggi è tutto diverso e a fine giornata la cassa è ridotta del 50% rispetto al 2011». Ma come si fa a gestire un’impresa ambulante con il fatturato ridotto al lumicino? Semplice, si bussa in banca. Peccato che gli istituti di credito, a Padova come in tutto il Nordest, in due casi su tre respingano la richiesta. Zulian confessa di aver chiesto prestiti: «Le banche non danno soldi facilmente. Sono andato tre volte in questi tre anni a chiedere un finanziamento. Ci si prova. A me è andata bene, ma che fatica. In 50 anni di attività non mi era mai capitato di chiedere prestiti». Poco più in là c’è il banco di abbigliamento di Emanuele Quadrio (associato Confesercenti.

«Per andare avanti dobbiamo sempre rinnovare i capi esposti e abbassare un po’ i prezzi. Ma non serve a molto». Si risale in pullman: «Questa crisi morde sempre più e assorbe quel po’ di fiducia che resta agli imprenditori», dice Nicola Rossi. Sulla fiancata del bus spicca un quesito: «Inferno o paradiso?». La risposta arriva a Due Carrare.

Pochi chilometri per conoscere la realtà di una delle aziende artigiane più innovative: la ditta dei fratelli Zecchinato OFZ. Nata nel 1989, 6 soci e 12 dipendenti, l’impresa produce meccanica di precisione e realizza anche piattaforme antisismiche. Un gioiellino. Eppure Maurizio Zecchinato non sorride: «Siamo in forte difficoltà, il mercato è altalenante e se continuiamo così ci faranno chiudere. Eppure siamo molto capitalizzati, tant’è che le banche ci hanno concesso dei prestiti. Ma serve a tirare avanti per poco. Prima della crisi esportavamo in Germania il 20% della produzione, oggi invece il margine è del 3%».

Bastano due dati di fatturato per capire in quale inferno Maurizio apre il capannone la mattina: 4,5 milioni di euro di fatturato nel 2011 e nel 2012 la previsione parla di un calo del 30 per cento, cioè 1 milione e 350 mila euro di perdita.

Ultima tappa del viaggio, Conselve. Il titolare del negozio di elettrodomestici e stufe Expert, Leopoldo Toffano, dice solo una cosa: «Questi primi 3 mesi 2012 sono un disastro, stiamo perdendo il 20% sulle vendite. La gente entra e ci dice che ha paura di spendere. Pensano all’Imu e alle tasse». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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