Pensionato colpito da infarto mentre protesta

VIGONZA. Il suo podere finisce sott’acqua rovinandogli l’ennesimo raccolto, un pensionato corre nella sede del consorzio di bonifica a Mirano (Ve), si incatena alle scale, poi viene colto da infarto davanti al direttore. Ora è ricoverato in ospedale, ma fuori pericolo, salvato dall’intervento del dirigente e dei dipendenti del consorzio.
Momenti drammatici. Ieri alle 9, nella sede dell’ente di bonifica Acqua Risorgive di via Marconi a Mirano, s’è presentato Giulio Righetto (foto grande al centro), 74 anni, fruttivendolo in pensione e agricoltore di Perarolo, e si è incatenato al corrimano delle scale chiedendo di parlare col direttore. Il suo terreno a Cadoneghe, in via Bagnoli, è stato allagato dall’acquazzone di lunedì sera. «Dal 2001 è sempre così, a ogni temporale, i miei due ettari di terra si allagano e perdo tutto il raccolto».
Una persecuzione. Righetto coltiva zucchine, piselli, fagiolini e granturco. Ma in undici anni dice di avere perso 25-30 mila euro per i continui allagamenti. «Nel 2010 è successo addirittura tre volte», racconta, «prima a maggio, poi ad agosto e infine a novembre e ho sempre perso tutto. Io con il raccolto ci campo, perché le pensioni, mia e di mia moglie, non bastano per sopravvivere. Ho dovuto licenziare due dei miei figli che lavoravano con me perché non ce la facevo a pagarli. In dieci anni hanno fatto solo sopralluoghi e promesse. Non mi muovo di qui finché non mi fanno un assegno e mi risarciscono i danni».
Determinato. Righetto non intende desistere. La chiave del lucchetto della catena dice di averla lasciata alla moglie. Dopo le 11 però la protesta si trasforma in dramma. Da Mestre parte il direttore del consorzio, l’ingegner Carlo Bendoricchio (qui a fianco): conosce bene la situazione, i due hanno già parlato del terreno di Cadoneghe, situato in una zona depressa e stretto tra due canali, il Tergola e il Rio dell’Arzere. Quando l’ingegnere arriva a Mirano e chiede a Righetto di andare a parlare nel suo ufficio, il pensionato si agita. Non vuole alzarsi dalle scale, chiede i danni dell’ultimo raccolto e li vuole subito. Il direttore allora fa chiamare i carabinieri. Prima del loro arrivo però Righetto si sente male.
Il dramma. Mentre è ancora seduto sulle scale, incatenato al corrimano, il pensionato diventa cianotico, porta la mano destra al cuore e si lascia scivolare a terra. Bendoricchio lo soccorre per primo e fa chiamare il 118 al portiere. Altri dipendenti corrono a prendere una cesoia dal magazzino per liberare Righetto dalla catena che lo stringe in vita, per farlo respirare meglio. Poi lo distendono a terra, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.
I soccorsi. Righetto ha subìto in passato un intervento alle coronarie; viene trasportato in ospedale a Mirano. Rimane in osservazione diverse ore, ma non è in pericolo di vita. Poco dopo lo raggiunge uno dei quattro figli. «Siamo dispiaciuti», ammette Bendoricchio, «come ho avuto modo di spiegare più volte a lui e al figlio si tratta di una questione che non è di stretta competenza del consorzio, ma abbiamo assicurato il nostro impegno a trovare una soluzione, ovviamente non appena saranno disponibili le risorse. Sarà necessario un iter straordinario. Mi auguro possa riprendersi al più presto e riconfermo la disponibilità a definire termini e tempi dell’intervento».
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