Per Luigi Lo Cascio il ritorno alla Mostra del Cinema è da regista

ROMA. Un solo italiano, ma con un debutto davvero molto atteso. Lo spaesamento europeo e tanto rosa, in controtendenza con le polemiche dell’ultimo Festival di Cannes.
A poco più di un mese dal taglio ufficiale del nastro, si presenta così la 27ma Settimana Internazionale della Critica, prima sezione collaterale della 69ma Mostra del Cinema di Venezia (che si svolge dal 29 agosto all’8 settembre) a svelare ieri, a Roma, il suo programma di sette opere prime, cui si accompagnano, sempre in prima mondiale, due eventi speciali fuori concorso: il film collettivo “Water” in apertura, frutto di un progetto dell’università di Tel Aviv che sul tema dell’acqua ha riunito registi e attori israeliani e palestinesi; e, in chiusura, l’americano “Kiss of the damned”, eroticissima storia di due vampire gemelle del Connecticut che segna l’esordio di una figlia d’arte promettente come Xan Cassavetes.
L’Italia è tutta in “La città ideale”, prima volta dietro la macchina da presa per Luigi Lo Cascio, che del film è anche sceneggiatore e protagonista con Roberto Herlitzka nei panni di un fervente ecologista trasferitosi a Siena, la cui voglia di autosufficienza e integrazione verrà messa a dura prova in una notte piena di misteriosi accadimenti. Una storia, prodotta da Bibi Film con Rai Cinema, che inizia come una commedia, ma finisce presto per trasformarsi in una giallo morale sull’Italia contemporanea.
«È una tra le più belle scoperte della Sic» dicono al Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici Italiani che organizza la sezione. Una prova «talmente solida in ogni suo aspetto da far pensare a un autore particolarmente maturo». Una curiosità: nel cast c’è anche sua madre.
Tra conferme positive (il cinema messicano con “No quiero dormir sola” di Natalia Beristain sul tema dell’Alzehimer), alcuni graditi ritorni (come la Turchia con “Kuf” di Ali Aydin) e più di un titolo europeo che si interroga su identità comunitaria e spaesamento esistenziale (come il rumeno “O luna in Thailandia - Un mese in Thalinadia” di Paul Negoescu o “Welcome home” che il belga Tom Heene ha ambientato nella città europea per eccellenza, Bruxelles), la Sic smentisce anche un falso allarme. «Una delle polemiche all’ultimo festival di Cannes» racconta il delegato Francesco Di Pace «era incentrata sull’assenza di registe donne nella competizione ufficiale. Possiamo tranquillizzare chi sostiene anche al cinema, e nei festival, la necessità di quote rosa: la forte preponderanza di autrici nei film d’esordio che quest’anno ci sono arrivati testimonia che esistono un coraggio e un’urgenza espressiva che superano ostacoli culturali, censure politiche ed economiche”. Tanto che su otto esordi in gara (il nono è un collettivo), la metà sono firmati da donne (e molti ancora di più hanno protagoniste femminili). Come il coraggioso film cinese “Xiao He/Lotus” di Liu Shu, che affida a una ragazza il compito di rompere gli schemi e ribellarsi al conformismo in un duro atto d’accusa contro il capitalismo cinese. O la svedese Gabriela Pichler che in “Ata sova do - Mangia dormi muori” racconta la crisi economica sulla pelle di una giovane che perde il lavoro.
La settimana di presentazioni veneziane prosegue oggi a Roma con il programma delle Giornate degli Autori. Giovedì il calendario ufficiale del Festival, il primo che vede il ritorno al Lido del direttore artistico Alberto Barbera e per il quale già viaggiano importanti indiscrezioni: potrebbe arrivare al Lido Robert Redford; l’apertura, è sicuro, è di Mira Nair.
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