Inceneritore, lo strappo di Zan: «Si chiuda la prima linea»

L’assessore all'Ambiente a sorpresa: con la differenziata spinta l’impianto è sovradimensionato. Fusione? Serve più trasparenza
SALMASO - NUOVO INCENERITORE SAN LAZZARO SALMASO - NUOVO INCENERITORE SAN LAZZARO
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PADOVA. Assessore comunale all’Ambiente Alessandro Zan, leader veneto di Sinistra Ecologia Libertà, che idea si è fatto della fusione tra Hera e AcegasAps?
«Io non nascondo la preoccupazione per questa fusione, che è ancora al buio. Non se ne conoscono i contenuti; avverto il rischio che prevalga la logica del business a scapito degli interessi dei cittadini. Tanto più che la governance si trasferisce altrove ».

Insomma, un’operazione condotta con metodo verticistico?
«Fino ad oggi non c’è stato coinvolgimento della città. Servono più garanzie, la massima trasparenza. È necessario il coinvolgimento dei consigli comunali».

Qualcuno ha visto analogie con l’operazione Acegas-Aps.
«A suo tempo l’operazione di fusione tra Acegas e Aps ha comportato la svendita di quote pubbliche con la cessione a Trieste del controllo della holding. Il patto di sindacato prevede ora che la maggioranza delle quote resti nelle mani dei Comuni: ma il rischio è che si riduca ulteriormente il potere di controllo effettivo da parte delle numerose amministrazioni coinvolte».

Cosa potrebbe accadere in concreto?
«Il pericolo è che i Comuni si sottraggano a un’azione di indirizzo politico sul tema dei servizi pubblici, che è stato oggetto, l’anno passato, di una grande consultazione popolare. I beni comuni, essendo finiti, devono essere gestiti con la massima trasparenza. Il rischio che si corre è quello di una delega piena al management, che però agisce in base a logiche di mercato».

Addio controllo, insomma.
«Se il pubblico si disinteressa e cede alle logiche affaristiche, le multiutilities seguono una strada indipendente dalla base popolare. È quello che vogliamo evitare».

Qual è invece, a suo avviso il percorso da seguire?
«In queste ultime settimane sono state presentate delle mozioni volte a istituire una commissione speciale per approfondire quanto sia compatibile questa fusione con la sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato l’articolo 4 della Finanziaria del Governo Berlusconi. Sentenza con la quale si aggirava il referendum e si obbligavano i Comuni a cedere quote pubbliche al mercato, sino a scendere sotto il 30%. Di fronte a un vuoto normativo, è inspiegabile tanta fretta nel percorso di fusione ».

Assessore, come verranno gestiti gli impianti della nuova società?
«Ci troveremo con cinque inceneritori: uno a Trieste, uno a Padova, tre gestiti da Hera in Emilia. Noi l’anno scorso abbiamo introdotto la raccolta differenziata spinta, partendo da Camin, con risultati sensazionali: punte di raccolta dell’80%. Ora proseguiamo con Voltabarozzo e in autunno con Pontevigodarzere. Questa processo virtuoso, che nei prossimi anni ci porterà a superare l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, determinerà, anche per effetto della crisi, una significativa riduzione dei rifiuti secchi non riciclabili: 450 mila tonnellate da incenerire. Lo stesso Piano di gestione 2010-2019 prevede che l’inceneritore di Padova dovrà smaltire a regime tutti i rifiuti della provincia. Ne consegue che tre linee dell’inceneritore sono sovradimensionate».

Sicchè, assessore?
«Sicchè, a fronte del rischio di una liberalizzazione che pensi solo al business e che magari vada alla ricerca di nuovi rifiuti da smaltire a Padova, io penso che si potrebbe ipotizzare di chiudere la prima linea dell’inceneritore».

Lei va controcorrente?
«La politica deve tornare a dire chiaramente la sua opinione in ordine a certe scelte. La parte pubblica deve condizionare le multiutilities e impegnarsi per il contenimento delle tariffe e per la riduzione dell’impatto ambientale. Vanno anche abbassati gli stipendi dei supermanager».

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