Ospedale, un paziente su dieci contrae un’infezione durante il ricovero

Il tasso di incidenza delle infezioni ospedaliere nell’azienda di Padova è dell’8,9%. Il direttore generale Dario: «Lavoreremo su personale e parenti in visita»
ZANETTI CONFERENZA STAMPA AZIENDA OSPEDALIERA
ZANETTI CONFERENZA STAMPA AZIENDA OSPEDALIERA

PADOVA. Un paziente su dieci ricoverati all’ospedale di Padova sviluppa durante il ricovero una infezione di un qualche tipo. A diffondere il dato dell’incidenza delle infezioni ospedaliere nei ricoverati, esattamente pari all’8,9%, è stata oggi la direzione dell’azienda ospedaliera di Padova che ha analizzato incidenza e contromisure per contrastare il fenomeno.

«Stimiamo che su 48mila ricoveri ordinari che ogni anno avvengono nelle nostre strutture - ha spiegato il direttore generale dell’azienda ospedaliera Claudio Dario - 4500 circa vanno incontro a problematiche per infezioni alle vie urinarie, alle ferite post chirurgiche o all’apparato respiratorio. È importante che tutte le persone che vengono in contatto con i pazienti facciano la loro parte per ridurre questo fenomeno. Stiamo lavorando da tempo sul personale sanitario, e i risultati sono incoraggianti. Ora occorrerà sensibilizzare anche i parenti in visita».

In base a queste statistiche, il comportamento preventivo da parte di medici e infermieri sta dando risultati: nel corso del 2012 sono stati tenuti 25 corsi dedicati agli aspetti epidemiologici della prevenzione quale il lavaggio delle mani, il cambio dei cateteri e tutte quelle pratiche che permettono di abbassare il tasso di infettività dei pazienti. «Esiste all’interno dell’azienda ospedaliera un Comitato di controllo delle infezioni ospedaliere - spiega il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Gianluigi Scannapieco - che aiuta a tenere sotto controllo ceppi pericolosi e ad individuare metodologie organizzative che migliorino la riduzione delle infezioni. Di riduzione si può parlare, non di azzeramento in quanto in campo medico, specie in reparti con pazienti particolarmente fragili, l’infezione zero non è ipotizzabile. Sono 1500 gli operatori sanitari che formiamo ogni anno in maniera da evitare comportamenti scorretti. Puntiamo a ridurre i dati attualmente comunque ampiamente nella media dei centri di terzo livello come quello di Padova»

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