Viaggio sul Brenta tra tendopoli, frane e tanta sporcizia

Reportage in barca con Etra e Protezione civile da Vigodarzere a Noventa Dal degrado si salva qualche bellezza naturale

VIGODARZERE. Il fiume Brenta mette in mostra le sue bellezze, ma anche le sue fragilità. Ieri mattina ottanta persone in due gruppi distinti hanno potuto percorrere il tratto di fiume che da Vigodarzere arriva a Noventa Padovana e viceversa, grazie all’iniziativa promossa da Etra. Che ha deciso di celebrare in modo originale la Giornata mondiale dell’acqua, che ricorre ogni 22 marzo. Perché l’acqua non è solo quella che beviamo o con cui ci laviamo aprendo il rubinetto di casa. È anche quella che ci circonda, un ambiente naturale, una risorsa, che un tempo era utilizzata come via di comunicazione e scambio di merci e ricchezze. E che attualmente mostra alcuni dei suoi lati più fragili. Tutti a bordo della Padovanella, quindi, una peota, ovvero una barca che si chiama così perché naviga a pelo dell’acqua. A scortare l’imbarcazione c’erano anche due barche dei gruppi comunali di Protezione civile di Vigodarzere e di Noventa e il vicesindaco di Vigodarzere, Moreno Boschello, che hanno approfittato dell’occasione per ispezionare le rive del fiume. Che ha messo in luce i lati più belli, ricchi di fauna e di vegetazione, ma anche quelli più critici, con i rami troppo in acqua, che rischiano di essere trascinati via dalla corrente e ostruire i ponti, oppure le tendopoli, che continuano a spuntare sotto le arcate della ferrovia o nelle piazzole naturali che si formano sugli argini. Due si trovano in prossimità di Ponte di Brenta.

Il viaggio da Vigodarzere verso le chiuse del Piovego a Noventa inizia con il saluto di un bellissimo airone cinerino, in piedi su un tronco a fissare il fiume. Poco prima del ponte ferroviario di Vigodarzere l’argine è stato ripulito dai volontari di Protezione civile, che hanno tagliato i rami pendenti in acqua, per evitare che, in caso di piena, si stacchino e vadano ad ostruire le arcate dei ponti, rischiando di causarestraripamenti. Non altrettanto purtroppo è stato fatto più avanti, lungo le sponde di Padova.

Dopo il bellissimo scorcio creato dal punto in cui il torrente Muson dei Sassi confluisce nel Brenta, la traversata procede tranquilla, se non fosse che dai rami degli alberi penzolano una miriade di sacchetti di plastica. Al ponte della ferrovia di Ponte di Brenta, la prima delle due tendopoli è annunciata da un forte odore di latrina: ci sono almeno due tende a igloo sotto le arcate e numerosi cumuli d’immondizia. Il bagno è decisamente “a cielo aperto”. Pochi metri più avanti, in una piazzola naturale, un’altra tenda, con i panni stesi ad asciugare su una corda appesa a due alberi. Sembrano giovani e tutti dell’est europeo i loro abitanti, che si voltano a guardare le barche che sfilano. Dal lato opposto, una frana si è portata via un pezzo di argine.

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