«Il direttore andrebbe rimosso»

Il sindaco di Carceri sulla vicenda Santa Tecla. Ieri 400 firme in piazza, martedì incontro in Regione
Di Nicola Cesaro
Este, 11.05.2013 Volantinaggio di protesta dei lavoratori della Casa di riposo "S. Tecla" in piazza Maggiore ph. Zangirolami
Este, 11.05.2013 Volantinaggio di protesta dei lavoratori della Casa di riposo "S. Tecla" in piazza Maggiore ph. Zangirolami

ESTE. «Santa Tecla non può morire!». Comincia così il volantino diffuso ieri mattina in piazza Maggiore nel corso del sit-in organizzato da sindacati e lavoratori della Santa Tecla. La manifestazione, durata dalle 9 alle 13, era stata indetta per protestare contro la volontà della Fondazione Santa Tecla, titolare della casa di riposo, di esternalizzare i servizi socioassistenziali e di lavanderia della struttura. Procedendo al licenziamento di un centinaio di dipendenti, senza garanzie di reintegro nella cooperativa pronta a subentrare. Ieri la città si è stretta attorno ai lavoratori: tra le varie forme di solidarietà, sono state raccolte 400 adesioni alla petizione che chiede alla Fondazione di rivedere la scelta.

Il sindacato. Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato ieri che l’assessore regionale Remo Sernagiotto ha convocato una delegazione di lavoratori a Venezia per dopodomani. I sindacati auspicano ora che a pronunciarsi sia anche la Diocesi di Padova: dopo aver parlato con il delegato per la pastorale sociale don Marco Cagol, chiedono un incontro diretto con il vescovo Antonio Mattiazzo.

Il sindaco-direttore. Tra i vari interventi di giornata spicca la provocazione di Tiberio Businaro, sindaco di Carceri: «I conti alla Santa Tecla non tornano? Se è vero quello che si dice sulla cattiva gestione dell’ente, allora il direttore andrebbe rimosso. Quanti soldi percepisce, invece, questo dirigente? Al limite tra il provocatorio e serio, mi offro io ad assumere la direzione della Santa Tecla, e lo faccio a titolo gratuito». Businaro denuncia: «Con i tagli fatti dal governo non c'è più nessun ente che sta in piedi: dovremmo forse chiudere tutto e licenziare tutti? Eliminiamo la malattia alla radice: è nell’apparato centrale dello Stato che devono licenziare migliaia di persone, dove del resto si bruciano il 60% delle nostre risorse. Questi soldi restino alle realtà del territorio».

Adl Cobas. Adl Cobas ha annunciato un sit-in per il prossimo 28 maggio, alle 10, in tribunale a Padova. In quella giornata, infatti, si celebrerà l’udienza che deciderà sul ricorso per la riassunzione alla Santa Tecla di una ex dipendente licenziata dalla direzione della struttura. Secondo i sindacati, la lavoratrice era stata lasciata a casa perché delegata di Adl Cobas e perché si era opposta ad alcune decisioni della Fondazione.

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