Baby gang, sequestrati i computer e perquisiti i «Compro oro»
Banda della Guizza, i carabinieri nell’abitazione di due ragazzi. Controllati quattro negozi, in uno c’erano gioielli rubati

PADOVA. Ieri pomeriggio su ordine del sostituto procuratore Sergio Dini i carabinieri hanno sequestrato due computer dei ragazzi che all’indomani dell’arresto ai domiciliari hanno commentato l’operazione facendosi beffa dei carabinieri. Per loro potrebbero esserci nuovi guai giudiziari. Nelle stesse ore i militari dell’Arma hanno perquisito quattro negozi “Compro oro” alla ricerca dei gioielli di famiglia venduti dalla banda e di eventuali, altre irregolarità. Tra gli esercizi visitati dai carabinieri quelli di via Falloppio, Cavallotti e Guizza e quello all’interno del centro commerciale dell’Ipercity. I riscontri hanno avuto esito positivo: i carabinieri hanno trovato nuovi gioielli sottratti alle rispettive famiglie. Gli investigatori in uno di questi negozi hanno trovato degli oggetti d’oro, pare anche delle medaglie, vendute da alcuni cittadini rumeni, che potrebbero essere stati rubati. Un filone d’indagine che nulla ha a che vedere con il gruppo di ragazzi.
A finire agli arresti domiciliari erano stati dieci giovani di età compresa dai 20 e i 24 anni, residenti tra Padova (alla Guizza), Albignasego e Maserà. Una zona dove imperversava un clan composto quasi esclusivamente da italiani, molti dei quali di buona famiglia. L’accusa è di furto in abitazioni e spaccio, con i ragazzi che costringevano coetanei ma anche minorenni e fidanzate, a rubare i gioielli dei genitori, per poi vendere la refurtiva ai negozi “Compro Oro” e reinvestire i guadagni nella droga. In meno di un anno i ragazzi erano riusciti a rivendere oro e argento per un totale di 100mila euro.
Giovedì uno degli arrestati, Mattia Gnocco aveva postato sul suo profilo di Facebook una vignetta dove si vedono dei carabinieri entrare in una casa, scrivendo: «E poi ci sono quegli amici che anche quando non hai voglia di uscire passano a prenderti a casa». Un altro del gruppetto l’aveva commentato: «E io che questa mattina volevo dormire». È ipotizzabile che i computer sequestrati siano i loro, anche se, l’inchiesta potrebbe avere ulteriori imminenti sviluppi. Resta il fatto che agli arresti domiciliari non si può vedere o parlare con persone estranee al proprio nuleo famigliare. Quel che è certo è che il commento è sparito dal social network, è stato tolto.
Gli arresti domiciliari, richiesti dal pm Dini e accordati dal Gip Mariella Fino, erano scattati per Diego Salvaggiani (22 anni di Albignasego), Vincenzo Dario Ragusa (20 di Padova), Ashraf Mohamed Abdow Farahat Sofian (21 di Albignasego), Mattia Gnocco (22 di Padova), Alexandru Pancu (24 di Maserà), Gian Matteo Callegari (20 di Albignasego), Riccardo Bano (21 di Padova) e Matteo Grasso (23 di Albignasego), Davide Cecchinato (22 di Albignasego). Pietro Denis Germanà Nucifora, 23enne era invece già in carcere. L’indagine era iniziata nel settembre 2012, con l’arrivo alla stazione dei carabinieri di Albignasego della denuncia di due coniugi che denunciavano la sparizione sospetta di alcuni gioielli che si erano volatilizzati senza che nessun ladro fosse entrato in casa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








