Tumori al seno, anche a Padova l’«effetto Angelina»

PADOVA. L’«effetto Jolie» ha attraversato l’oceano Atlantico ed è sbarcato in città. Cresce a vista d’occhio il numero di donne che chiamano l’Istituto Oncologico Veneto per chiedere informazioni sulla drastica scelta fatta dall’attrice americana. Angelina Jolie si è sottoposta ad un test volto a verificare la presenza di un’alterazione genetica che fa aumentare sensibilmente il rischio di ammalarsi di tumore al seno. Risultata positiva, ha deciso di farsi asportare entrambi i seni. Una decisione, divenuta pubblica, che ha avuto l’effetto di uno tsunami sanitario.
Marco Montagna, responsabile dell’Unità operativa dei Tumori ereditari della mammella e dell’ovaio dello Iov, a fronte delle richieste di aspiranti pazienti che pregano di poter fare il test, chiarisce la questione: «E’ da tempo che abbiamo iniziato ad occuparci, prima come attività di ricerca, poi come attività assistenziale, di test genetici volti ad identificare pazienti e famiglie che possono beneficiare di un programma di sorveglianza e prevenzione del tumore della mammella e dell’ovaio».
«Il caso di Angelina Jolie, che ha scelto una mastectomia bilaterale preventiva perché portatrice di un gene mutato, ha riaperto una questione su cui è giusto fare chiarezza. Bisogna partire da una premessa: soltanto una minoranza compresa fra il 5-10 per cento dei tumori alla mammella, che ormai colpiscono una donna ogni dieci, ha origine ereditaria. Le donne portatrici del gene mutato però hanno una probabilità che varia dal 60 all’80 per cento di sviluppare il tumore al seno, da un 20 al 40 invece di ammalarsi di una neoplasia all’ovaio».
Montagna spiega che “l’indagine genetica risponde a criteri precisi, sviluppati a seguito di anni di ricerca”. Niente “fai da te”: «Si parte da una paziente malata, non da una persona sana. Se durante l’anamnesi emerge che in famiglia ci sono altri casi di tumore, iniziamo gli approfondimenti. Verifichiamo se altri parenti di primo grado hanno avuto tumori al seno, soprattutto nel periodo precedente la menopausa, se ci sono stati casi di tumore all’ovaio. Sulla base di questa scrematura si parte con la consulenza oncogenetica dove genetisti e altri specialisti stendono l’albero genealogico e valutano la possibilità di accesso al test. Non dobbiamo i dimenticare quanto possa essere complesso dal punto di vista emotivo realizzare di essere portatori di una mutazione genetica, di avere la probabilità di averla trasmessa ai propri figli. Qualora il test risulti positivo, poniamo la donna di fronte a tutte le possibilità, consigliando una sorveglianza molto stretta, a partire dai 25-30 anni, con l’utilizzo di mammografia, risonanza magnetica e ecografia. Certo, tra le possibilità c’è anche la mastectomia profilattica».
Montagna sottolinea che la rimozione delle mammelle è la scelta di gran lunga meno utilizzata. L’effetto Jolie però ha provocato conseguenze imprevedibili: «Farsi rimuovere le mammelle è un intervento molto invasivo. Il messaggio giunto dagli Stati Uniti rischia di essere fuorviante». Allo Iov, sotto la guida del professor Alberto Amadori, direttore dell’Immunologia e Diagnostica Molecolare Oncologica, lavora Marco Montagna. Al suo fianco Stefania Zovato dell’Unità tumori ereditari ed endocrinologia oncologica.
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