Usl e Azienda ospedaliera verso il divorzio totale

Si comincia dai Dipartimenti amministrativi: sindacati sul piede di guerra I dg Brazzale e Dario fanno i conti con i debiti ereditati e con la Regione

Forse, l’ultima Befana aveva ancora un bel sacco di carbone da scaricare. Di certo, la sanità pubblica «scopre» la vera eredità (contabile e non) nel modo più traumatico.

È all’ordine del giorno il divorzio definitivo fra Azienda ospedaliera e Usl 16. Di più: si prospetta uno scenario che azzera in un colpo solo il sistema attuale con conseguenze perfino apocalittiche.

La miccia sindacale.

Ieri mattina la lettera della Direzione Strategica dell’Usl 16 ha fatto scattare l’allarme rosso. Preannuncia la clamorosa inversione di rotta: stop alle sinergie; addio integrazione; buonanotte spending review; fine della managerialità inter-aziendale.

Nel mirino «alcuni» imprecisati Dipartimenti in comune con l’Azienda. Prima risposta: assemblea unitaria già indetta dai sindacati confederali negli uffici Beni e Servizi. Cgil, Cisl e Uil esigono poi un immediato tavolo di trattativa. Prima bastava incontrare il “doppio dg” Adriano Cestrone. Adesso si replica in separata sede: un incontro con Claudio Dario e un altro con Urbano Brazzale.

I conti che non tornano.

Il libro bianco fresco di stampa dell’Azienda ospedaliera certifica a tutto tondo la pesante eredità, a cominciare dai debiti e dal patrimonio dissipato. Non sta meglio l’Usl 16 che oggi sposa l’«etica nella buona amministrazione» sul ciglio del deficit in profondo rosso.

A Stefano Tognazzo della Uil non tornano nemmeno i conti con la brusca retromarcia annunciata dalla lettera di ieri: «Ci hanno fatto lezione sulla necessità di riorganizzare all’insegna del risparmio e, di punto in bianco, si ritorna indietro come se niente fosse e senza nemmeno uno straccio di documento organizzativo?» sbotta mentre continua a rispondere ai dipendenti dei Dipartimenti, «Vogliamo discutere il futuro di centinaia di persone. Capire se e come cambiano le sedi, se si prospettano esuberi oppure tagli. Di certo nulla può passare sulla testa dei lavoratori».

Un bivio senza ritorno.

È la Regione che impone strade senza ritorno. L’Azienda come hub della sanità chiamata a recuperare un’eccellenza piombata al 16% nell’ospedale per acuti con 1.350 posti letto (compresi i centri regionali di alta specialità).

All’Usl 16 la sanità «territoriale» con meno di 300 posti letto al sant’Antonio, i circa 250 a Piove di Sacco, ma anche l’ex ospedale ai Colli e il presidio della Casa di cura di Abano (e, magari, qualche nuova struttura in convenzione?).

Università e doppioni.

Inevitabile, in questo quadro, la dettagliata verifica dei rapporti con l’Università: impraticabile la medicina accademica del passato, anche se gli organici delle Cliniche rischiano di mettere a repentaglio Scuole di specialità e la ricerca sprovvista di Fondazioni.

Ma si squadernano anche i “doppioni” che con il divorzio nella sanità pubblica padovana diventeranno eclatanti e insopportabili.

Scenario dietro le quinte.

Gli uffici traslocano da via Scrovegni a Brusegana? I Distretti dell’Usl si dimezzano: dagli attuali 6 a soli 3, Piovese compreso? Si raddoppiano Urp, call center, Cup e centri gestionali (formazione, appalti, ristorazione)?

Sono solo alcune delle domande che circolano insieme alle voci sulle imminenti decisioni della giunta Zaia. Le schede ospedaliere potrebbero restituire solo 10 apicalità nei reparti di Piove. O il “punto nascite” senza Pediatria. E qualche drastico vincolo nei reparti del sant’Antonio?

Ernesto Milanesi

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