L'ITALIA SUL LETTINO Bisogno di spiritualità contro il pessimismo

Il sacro e la spiritualità ritornano come bisogno sociale e ripristinare in qualche modo il grande universo della parola interiore

Il sacro e la spiritualità ritornano come bisogno sociale e ripristinare in qualche modo il grande universo della parola interiore è la contrapposizione al grande mondo dell’effimero esaltato dal mondo mediatico, quello in cui l’urlo, l’oltraggio, l’assenza di regole relazionali corrette e l’esibizionismo sono stati l’apice culturale di un tempo sociale forse non condiviso, ma penetrante nella formazione dei comportamenti. Sfilava il 13 giugno a Padova la processione di Sant’Antonio, lenta, emotiva, carica di quel pathos che solo alcuni ambiti della fede possono offrire anche ai non credenti. In quella processione, tra le cupole accoglienti di storia, i canti e le bandiere i fedeli hanno trovato e vissuto quella pace interiore che più che mai oggi è non solo necessaria ma evocata. Papa Francesco, come lo fu papa Wojtyla, è un pontefice delle masse, come i profeti del tempo della Bibbia: costruiscono un ponte invisibile tra la vita quotidiana di ogni individuo e l’imponenza dell’universo, dove il significato dell’esistenza deve trovare una sua ragione d’essere. Sfila la folla di credenti, ma anche di giovani, cittadini, persone comuni che, nella parola di un santo possono, almeno per un giorno, quasi sacralizzare se stessi. La parola, oggi più che mai, ha perso significato se è superficiale, se viene abusata, manipolata o virtualizzata. La parola amore, ad esempio, se priva di generosità, diventa un passaggio estetico che dà solo un significato suggestivo; se priva dell’azione analoga, la parola sfugge nelle pieghe del nulla e il suo significato si smaterializza nell’utopia e nell’inconsistenza. Milan Kundera nel suo romanzo “L’insostenibile leggerezza dell'essere”, fu il precursore di quell’evoluzione negativa che ha reso noi e le nuove generazioni esenti dalla responsabilità di ciò che diciamo e di ciò che facciamo. È un tempo magro di risposte quello in cui viviamo, inconsistente persino negli interrogativi, una piatta visione dei nostri comportamenti che ha illuso ognuno di noi nella convinzione che “tutto è possibile” e che l'egoismo è un buon antidoto alla depressione e all’insuccesso. Il denaro trasforma e diventa l’identità, ha sostituito il valore stesso della vita, impoverendo la visione del mondo che va oltre il sistema economico e burocratico in atto, sintesi esistenziale che papa Francesco ha sottolineato rilanciando l’emozione della cristianità, non come dogma ma come significato da dare all’esistenza. La parola interiore, così come la preghiera, è quel filo conduttore tra l’universo della fede e della soggettività, sono entrambe più che mai cure, piccole terapie, luoghi mentali per ridare senso a chi l’ha perso, per ridare quella speranza che non è fatalismo ma un guardare positivo attraverso la ritrovata solidarietà. La folla, un lunghissimo viaggio nella gioia dei canti, nel ritmare delle campane e nelle parole del sindaco o dei religiosi custodi delle spoglie del Santo, ha trovato la via per far risorgere quell’amore che l’individuo millenariamente ha cercato nel sacro. La religione, se non è la crudeltà del fondamentalismo, non è l'oppio dei popoli di marxiana memoria, ma una via per dare senso, direzione, educazione, al nostro modo disordinato di vivere. Il bisogno della parola spirituale oggi è estremamente importante per ribaltare quel pessimismo inutile, e oramai antistorico, in atto nella nostra quotidianità.

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