Radar Festival, Saia: «Non sono loro ad andare via, è Padova che non li vuole»

PADOVA. «Sono felice che vadano via. Anzi, siamo noi a non farli tornare». Maurizio Saia, assessore alla Sicurezza, è l’uomo contro cui puntano il dito i promotori del Radar Festival, reo di aver dichiarato loro guerra solo «per motivi politici». «Non ho mai trovato una realtà che se ne fregasse così tanto delle regole» insiste lo “sceriffo”. «Mentre loro sabato sera incassavano soldi io giravo per gli appartamenti a verificare che le segnalazioni sul frastuono, provenienti da cittadini anziani e malati, fossero vere. Ho provato una forte rabbia e ho dovuto chiedere scusa ai cittadini come amministratore».
Saia non manifesta nessun ripensamento, né crede che la perdita di un festival musicale possa ridimensionare culturalmente la città. «In quella zona non si può far suonare neanche un carillon» prosegue. «Noi amministratori dobbiamo render conto all’esasperazione dei cittadini e questa è gentaglia che deve andare a organizzare concerti nel deserto. Io lo dico da amante del rock: non sono mai andato a vedere un concerto in un posto così. Doveva essere un concertino e invece è diventata una gara di band. Non sono loro ad andar via, è Padova che non vuole che tornino più».
L’amministrazione adesso sta valutando anche un’eventuale richiesta di risarcimento danni nei confronti degli organizzatori. «Ora sono arrabbiato» prosegue Saia «e quindi fosse per me addebiterei qualsiasi cosa a loro. Però non escludo che l’amministrazione possa denunciarli perché lì sono stati commessi reati penali (smentiti dai promotori del festival, ndr). Non avevano l’agibilità, il palco non era in sicurezza e gli impianti non erano a norma dal punto di vista elettrico. Se avessero suonato il giorno del ciclone Gea avremmo ritrovato il palco in Prato della Valle».
Bettin (Pd): "Parole da gerarca". "Sono allibito e sconcertato dalle parole insultorie rivolte da Saia agli organizzatori del Radar festival, degne di un gerarca autoritario, inammissibili per un amministratore pubblico. Più che "lo sceriffo" pare una persona in preda a una crisi isterica, immagino frustrato dal trattamento riservatogli dal sindaco, il quale non perde occasione per dimostrare nei fatti la scarsa considerazione che gli riserva", è il commento di Massimo Bettin, segretario provinciale del Pd.
Invece di prendersela con i ragazzi padovani che provano a vivacizzare zone della città diversamente inospitali si occupi con la stessa veemenza di chi delinque. Il deserto in cui lui invita svolgere il Festival è quello che diventerà Padova se gente come saia continuerà a estirpare le migliori esperienze per regalarle ai capoluoghi limitrofi. Una gestione incompetente e dannosa.
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