La grande fuga dalla Zip a Padova: in un anno via 75 aziende

PADOVA. La Zona industriale si sta sgretolando pezzo dopo pezzo, divorata dalla crisi, incapace di risollevarsi come testimoniano i cartelli “vendesi” e “affittasi” e con il fiato della Camera di Commercio sul collo, pronta a vendere le sue quote perché la Zip è «una partecipata senza futuro», secondo il leader della Camera, Fernando Zilio. E così il Consorzio Zip, le cui quote sono divise tra Provincia, Comune e Camera (ognuno con il 33%), rischia il collasso. È un’area di 10 milioni di metri quadri . Preoccupati i 18 dipendenti del Consorzio; all’addetto stampa, dal primo gennaio di quest’anno, non è stato rinnovato l’incarico.
Secondo i dati dell’ufficio studi Infocamere, il settore manifatturiero della zona “centrale”, ovvero quella che è concentrata al 95% nella Zona industriale, ha perso 75 imprese solo nell’ultimo anno: dalle 5.147 del 2013 alle 5.072 di quest’anno, un meno 1,5% che pesa ancora di più perché anello di una catena negativa che va avanti dal 2009. Cinque anni fa le imprese manifatturiere concentrate soprattutto nella Zona industriale, erano 5.399, scese a 5.256 (-2,6%) l’anno dopo; poi 5.250 nel 2011 (-0,1%) e 5.162 nel 2012 (-1,7%). Tra i nomi importanti, sono andati via, da Corso Stati Uniti incrocio via Brasile, Sartori auto che ha lasciato 7 mila metri quadrati di cui 3 mila coperti; accanto ha preso il volo dalla Zip Edil Furlan con le sue piastrelle e poco più avanti, in via Uruguay angolo via Vigonovese Ponteggi Dalmine che hanno lasciato liberi 8 mila metri quadrati di capannoni, di cui 2.500 coperti. Poi ci sono i 5 lotti in vendita al confine con il comune di Ponte San Nicolò: 3.792 metri quadrati con destinazione urbanistica residenziale che non sembrano fare molta gola.
Il resto si direbbe messo in affitto: solo in Corso Stati Uniti e solo di proprietà del Consorzio Zip, campeggiano i cartelloni di “affittasi” al civico 14/B, al primo piano del condominio Comit, destinazione direzionale, superficie commerciale di 143,50 metri quadrati, ai quali sommare altre unità, così distribuite: 485,35 mq e altri 211,51 mq. Inoltre al civico 23/C, al secondo piano con destinazione direzionale, troviamo altre due unità con 209,30 mq e 233,81 mq di superficie commerciale. Poco più distante, in Corso Uruguay, ci sono due siti: al civico 89, condominio Maltauro, un piano terra destinazione commerciale di 190,23 mq e al civico 53, sempre lo stesso condominio ma primo piano e destinazione direzionale, due unità di 200,83 mq e 229,97 mq. Infine in via Austria, al civico 9/1, c’è un nucleo rustico industriale in affitto con destinazione produttiva, piano terra e 248,20 mq di superficie commerciale. Ognuno di questi siti ha la sua piantina consultabile sul sito della Zip. Restano nomi blasonati come l’Alì di via Olanda, Fischer Tasselli di Corso Stati Uniti, Sucho. «Stiamo vivendo una crisi epocale», riconosce il direttore della Zip, Pietro Francescon, «In rapporto al numero totale delle aziende la tenuta c’è». E il futuro? «Presto presenteremo ai soci un piano industriale relativamente ad un servizio di secondo livello: vogliamo trasformarci in servizi per le aziende. Per la Zip è necessaria un’azione di governo e chiederemo al Comune di dotarci di maggiori funzioni». Intanto però si prospetta l’uscita della Camera di Commercio «Si ricorrerà alla legge di Stabilità 2013 che fa scattare la cessazione dalla partecipazione a partire dal primo gennaio 2015 e usciremo dalle nostre partecipate richiedendo la liquidazione delle quote», dice il presidente Fernando Zilio.
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