A Montegrotto parte la sperimentazione del teleriscaldamento
Il progetto è promosso dall’amministrazione comunale Per gli uffici pubblici si riutilizzerà l’acqua post-ciclo-termale

MALAGOLI ANTENNA TELEFONIA MONTEGROTTO MALAGOLI ANTENNA TELEFONIA MONTEGROTTO
MONTEGROTTO TERME. Via alla fase sperimentale del progetto che prevede l’utilizzo dell’acqua termale per riscaldare gli edifici pubblici del comune di Montegrotto.
Il progetto, promosso dall’amministrazione guidata da Riccardo Mortandello con la collaborazione della Gestione Unica, sarà seguito dal professor Michele De Carli del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova con la collaborazione di Jacopo Vivian, un “cervello in fuga” che ritorna in Italia per offrire la propria competenza al comune di Montegrotto.
La finalità della ricerca (al Comune costerà 31 mila euro) è lo studio di fattibilità di un sistema che consenta di sfruttare l’energia geotermica nel bacino termale in vari modi e con diverse tecnologie da descrivere ed analizzare in modo approfondito. Nello specifico: utilizzo in edifici di tipo abitativo o in immobili in genere (ad uso pubblico e non); utilizzo industriale o in campo agricolo; utilizzo irriguo o industriale delle acque reflue.
L’aspetto del riuso della risorsa post-ciclo-termale è uno degli elementi dell’analisi della ricerca. Non in alternativa rispetto alla finalità principale dello studio, saranno analizzati altri modelli di riutilizzo dell’energia geotermica finalizzati a costituire le diverse opzioni che di volta in volta, a seconda di valutazioni di opportunità, il territorio potrà adottare.
In generale lo studio prevede di utilizzare l’acqua reflua per scopi energetici in un circuito primario che alimenta una microrete di teleriscaldamento a bassa temperatura.
Verranno messi a confronto diversi scenari di investimento da parte degli utenti per stimare la convenienza della riqualificazione per le diverse tipologie edilizie prese a riferimento. Il progetto prevede, inoltre, sulla base della disponibilità nel tempo di portate e temperature, di verificare quali siano le potenze che si possono effettivamente coprire con la rete.
In sostanza la natura geotermica della risorsa si manifesterà in una prospettiva di tipo “server-termico-territoriale” alimentata oltre che dal ciclo termale anche da soluzioni parallele.
La prima fase, che avrà la durata di tre mesi, servirà a dare un inquadramento alla ricerca e a fornire un’indicazione generale di riferimento applicativo in ordine alle diverse modalità per lo sfruttamento delle energie termiche, in particolare: sistema integrato con riutilizzo dell’acqua reflua dopo l’impiego terapeutico; uso diretto dell’acqua alla testa del pozzo (tale parte sarà indagata meramente in linea teorica perché tale forma di utilizzo è soggetta a vincoli legislativi); uso di scambiatori di calore verticale a circuito chiuso in zona euganea (geotermia tradizionale); eventuale produzione di energia elettrica.
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