«Accogliamo profughi e italiani in difficoltà»

Per don Luca Favarin, 42 anni, presidente della cooperativa Percorso Vita, l’accoglienza non ha confini. Non è uno che si accontenta, il don; la provvidenza pare stargli al fianco con una certa...

Per don Luca Favarin, 42 anni, presidente della cooperativa Percorso Vita, l’accoglienza non ha confini. Non è uno che si accontenta, il don; la provvidenza pare stargli al fianco con una certa convinzione e lui rilancia, aprendo le porte dei centri gestiti dal suo gruppo a tutti, mica solo migranti o profughi. Uno dei tormentoni del fronte «noi, padroni a casa nostra» ripete: case ai profughi? E ai veneti, ai padovani che non ce la fanno? Che dormono in macchina perché non hanno più casa? A loro niente.

E invece. «Nei nostri centri, assieme ai profughi, noi cerchiamo e vogliamo accogliere anche le persone di qui che si trovano in difficoltà», spiega il don; «Ci impegniamo ad accogliere le situazioni di emergenza. Non solo, vogliamo anche diventare un punto di riferimento per chi esce dal carcere e si ritrova solo, senza un luogo dove andare, senza un euro in tasca. Persone che, da libere, vorrebbero continuare il percorso di reinserimento iniziato magari proprio in carcere, avere una prospettiva. Uno è già arrivato, nel centro di Riva d’Olmo a Baone: è il somalo Hashi Omar Hassan, accusato di concorso nel duplice omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin, in Somalia nel 1994. Ha scontato 16 anni, ne ha altri tre da scontare ai servizi sociali. La madre di Ilaria Alpi, convinta della sua innocenza, è in stretto contatto con Hassan: suo grande accusatore è stato un altro somalo, Ahmed Ali Rage, detto Jelle, il quale ha poi ritrattato sostenendo di aver mentito volontariamente perché pagato per farlo. Da quando Hassan è arrivato nel centro di Baone, la cooperativa è stata bersagliata sul web da ogni genere di insulti e minacce. Ma il gruppo continua, tranquillo. E oltre ai centri di Baone, Rovolon (solo donne e bambini) e Sarmeola, gestisce due appartamenti nel quartiere Valsugana (18 persone) e sta per accettare l’offerta di altri appartamenti in affitto da privati. La micro accoglienza fa strada e fa scuola. «Siamo monitorati costantemente da prefettura e questura, mandiamo quotidiani report sulle presenze», continua il don. E, per quanto riguarda l’appartamento in comodato d’uso gratuito arrivato dalla chiesa Metodista: «E’ l’esempio di una chiesa che senza tante parole accoglie. La testimonianza più semplice e autentica della fede cristiana. Non convegni, incontri, meeting ma bene concreto».

Alberta Pierobon

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