Addio al docente senza paura

di Aldo Comello
All’età di 86 anni, è morto Angelo Ventura, professore di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova. Storico di razza, socialista vecchia maniera, fedele ai principi e ai valori, combattente coraggioso nel campo delle idee. È stato uno dei pochi docenti che ha resistito all’attacco del terrorismo, che non ha avuto paura, che ha mantenuto la sua critica tagliente di fronte alla pressione della violenza, che non ha ceduto al ricatto dei voti facili, che non si è adattato per quieto vivere. Per questo atteggiamento ha pagato: è stato oggetto di aggressioni fisiche e verbali, continuamente interrotto mentre teneva lezione, oggetto di volantinaggi e di minacce. Il 6 settembre del 1979, mentre usciva di casa, in via Rogati nel cuore di Padova, è stato ferito a un piede da un commando del Fronte comunista combattente. Si è salvato reagendo, e sparando a sua volta ha messo in fuga gli aggressori.
Angelo era figlio di Bruno Ventura, giornalista, per anni caposervizio al “Gazzettino” di Padova e poi corrispondente dell’Ansa. Da lui aveva ereditato la scioltezza della penna, l’incisività di espressione, ma il talento della ricostruzione storica l’aveva coltivato nel corso della lunga carriera di docente e scrittore. Per il ciclo “Storia delle città italiane” aveva scritto “Padova”, edito da Laterza. Attraverso l’analisi della vita politica, economica, culturale e urbanistica, Angelo Ventura, ha riscostruito la storia della città con il suo ruolo chiave nello sviluppo economico di tutta l’Italia nord-orientale e la sua funzione di primo piano, con la presenza di una grande università e di una tradizione di eccellenza, nella vita culturale italiana. Si tratta di un esame profondo e appassionato delle tensioni che negli anni ’70 hanno portato Padova alla ribalta della violenza terroristica italiana. È un libro importante, attento a registrare ombre e luci di una realtà locale estremamente complessa e stratificata. Ventura ti accompagna dal Risorgimento, dal turbine del 1848, all’alternarsi in vetta al potere di Destra e Sinistra fino alle tenebre degli anni di piombo.
Ci sono nel suo percorso mentale e nelle convinzioni ideologiche tratti che lo accomunano al magistrato Pietro Calogero. Ventura è stato molto critico nei confronti delle sentenze che hanno suggellato i grandi eventi anti-statali degli anni Settanta e Ottanta. «Succede» ebbe a commentare «quando si rinuncia al coraggio intellettuale, morale e civile nella ricerca della verità e della giustizia. Mi è venuta in mente la sentenza di piazza Fontana e l’assoluzione perché non costituisce reato per i congiurati del golpe Borghese».
Eppure la verità giudiziaria sancita dalla Corte d’Assise di Padova ha scalzato il famoso teorema Calogero, il percorso ininterrotto del terrorismo da Potere Operaio fino alle formazioni combattenti. «Nel clima padovano la sentenza non mi ha sorpreso. Padova resta una città di periferia, qui possono accadere situazioni impensabili altrove. Il clima della città era inquinato da fili di omertà, da contiguità, da opportunismo, da paura. Beninteso io non punto il dito sui giudici della Corte d’Assise, ma sottolineo l’influenza del clima generale. Il supercitato teorema era una super semplificazione giornalistica, una formula facile. Non esiste un teorema, esiste un’inchiesta giudiziaria coraggiosa, molto lucida che ha individuato un disegno eversivo».
Angelo Ventura ha approfondito con i suoi libri-inchiesta anche le origini, le pulsioni, gli scopi dell’eversione di destra. Ha scritto “Terrorismi in Italia”. Ma al di là di questa posizione critica, nei confronti dell’Autonomia, non argine, ma motore della violenza più cruenta delle Brigate Rosse, Ventura ha scritto pagine indimenticabili sul Risorgimento, sull’alternarsi di crisi e sviluppo in economia, sui difetti e i talenti degli stakeholder del potere nelle varie epoche. Suo merito è un affresco completo della realtà, del suo procedere nella storia, del suo mutare, ma conservando radici che poi determinano nel lungo periodo fenomeni sorprendenti e inaspettati. In cambio ha avuto un alone di solitudine. Ma era uomo capace di resistere ad ogni avversità. Percorreva la città ad ampie falcate, aveva una grande forza nervosa. Esile, ma resistente; arrabbiato, ma capace di sorridere.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








