Alta padovana, unire cinque Comuni per tagliare i costi: «Vantaggio economico da 44 milioni»
Lo studio per creare un polo da 28.500 abitanti. Taglio netto a giunte e consigli: previsti 550.000 euro di risparmi annui. Il consigliere Pasqualon: «Nessuna scelta calata dall’alto, pronti all’ascolto»

Quasi 44 milioni di euro in 17 anni: è questa la stima del vantaggio economico che la fusione tra i Comuni di Carmignano di Brenta, Fontaniva, Grantorto, San Pietro in Gu e Gazzo potrebbe generare per il territorio dell’Alta padovana, secondo una proiezione elaborata applicando il quadro normativo nazionale e le linee guida della Regione.
La prima fusione dell’Alta?
Il documento assume come modello di riferimento la recente esperienza del nuovo Comune di Castegnero Nanto (Vicenza), nato dall’unione di due realtà per un totale di 7.500 abitanti, che ha beneficiato di un contributo straordinario statale annuo di 751.346 euro e di una liquidità integrativa regionale di start up di 474.775 euro, per un beneficio di 12 milioni di euro.
Applicando gli stessi criteri ai cinque enti dell’Alta, che darebbero vita a un polo di 28.500 abitanti (il secondo per popolazione dopo il capoluogo), la proiezione sale a un contributo statale annuo fino a 2 milioni di euro, corrispondente al tetto massimo di legge, per un totale sull’intero ciclo stimato in 34 milioni di euro, a cui si aggiungerebbero 1,8 milioni di liquidità regionale integrativa e risparmi operativi annui per 550.000 euro grazie alla messa a sistema delle strutture.
Il superamento dei 20.000 abitanti permetterebbe inoltre di sbloccare i vincoli del Testo unico degli enti locali, consentendo la gestione diretta e non associata di funzioni fondamentali come la polizia locale, i servizi sociali e il catasto.
Economie di scala
Lo studio individua tre pilastri di risparmio: la riduzione da cinque a un solo sindaco, una sola giunta e un unico consiglio comunale, con un risparmio tra 150.000 e 200.000 euro annui sulle indennità; l’efficientamento del personale, con la centralizzazione dei servizi di gestione interna, dal software alla tesoreria fino ai contratti energetici e agli acquisti, per risorse liberate stimabili in almeno 400.000 euro l’anno; e lo sblocco del turnover, con la possibilità di intercettare professionalità come ingegneri o tecnici esperti in europrogettazione.
Fra i dati rilevanti, c’è pure contenimento della pressione fiscale, grazie alla maggiore disponibilità di cassa che consentirebbe di mantenere stabili le aliquote Imu e addizionale Irpef, la pianificazione urbanistica unificata attraverso un unico Piano di assetto del territorio, con la possibilità di finanziare opere sovracomunali senza ricorrere all’indebitamento, e un maggior peso contrattuale nei rapporti con le aziende ospedaliere della Regione per la tutela dei presidi socio-sanitari, delle case di comunità e della rete scolastica.
«Studio e ascolto»
Pasqualon, ex sindaco di Carmignano di Brenta che ha promosso lo studio, prova a partire dai dati: «Si tratta di un processo che ha senso iniziare, con tutte le concertazioni del caso, ascoltando i vari Comuni e i cittadini: non deve essere qualcosa di calato dall’alto. L’obiettivo è migliorare i servizi, ottimizzare le risorse e fare dell’Alta un punto di riferimento strategico per tutto il territorio provinciale. Partirei con uno studio di fattibilità finanziato dalla Regione».
L’Alta si potrebbe allargare anche al vicentino, ovvero al municipio confinante di Pozzoleone: «Un territorio con cui collaboriamo da tempo». E quindi il nuovo Comune potrebbe superare i 30.000 abitanti.
Bassa, laboratorio di fusioni
La più recente esperienza è quella di Santa Caterina d’Este, nata nel 2024 dall’unione tra Carceri e Vighizzolo d’Este.
Prima ancora, nel 2018, era stata la volta di Borgo Veneto, frutto della fusione tra Saletto, Santa Margherita d’Adige e Megliadino San Fidenzio.
Adesso i riflettori sono puntati su Atesia, il progetto che coinvolge Villa Estense e Sant’Elena: la prima commissione del consiglio regionale ha già dato il via libera politico all’iter, passaggio che apre la strada al referendum consultivo chiamato a sancire il parere delle comunità interessate.
Tra le suggestioni c’è anche quella che riguarda Codevigo e Cona.
Fra le bocciature, c’è quella delle Terre Conselvane, il progetto che avrebbe dovuto unire Conselve, Cartura e Terrassa Padovana. I cittadini dissero no.
Stesso destino per Fortezza d’Adige, che sarebbe dovuto nascere dall’unione tra Castelbaldo e Masi. Negli anni si è parlato di una possibile fusione tra Este e Baone, così come di un progetto capace di mettere insieme Monselice, Arquà Petrarca e Pernumia.
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