Antenna di Pozzoveggiani al Consiglio di Stato: «La giunta ha ignorato una chiesetta millenaria»

La memoria dell’associazione SalboroIncontra punta il dito su palazzo Moroni che nell’autorizzare l’installazione del pennone non avrebbe tenuto in considerazione la vicinanza con l’Oratorio di San Michele Arcangelo, risalente all’anno Mille

Felice Paduano
L’antenna per la telefonia installata a Pozzoveggiani e sullo sfondo lo storico Oratorio di San Michele
L’antenna per la telefonia installata a Pozzoveggiani e sullo sfondo lo storico Oratorio di San Michele

«È francamente sconcertante che l’amministrazione comunale sostenga che la millenaria chiesa di Pozzoveggiani non sia un bene di interesse culturale». Con queste parole l’avvocato Stefano Bigolaro, per conto dell’associazione SalboroIncontra ha contestato pesantemente la giunta nella memoria presentata al Consiglio di Stato, nel ricorso per annullare la sentenza del Tar del Veneto del febbraio 2025, in cui si riconosceva la legittimità dell’installazione dell’antenna di Inwit sebbene a cento metri di distanza ci sia l’Oratorio di San Michele Arcangelo, risalente all’anno 1000. Il ricorso sarà discusso il prossimo 4 giugno.

Già pronte tutte le 11 pagine che contengono i punti salienti delle argomentazioni su cui sarà basata l’impostazione del ricorso, che “rischia” di essere accolto perché, nel frattempo, sono intervenuti alcuni fatti amministrativi che, al momento della sentenza del Tar lagunare, non c’erano ancora.

La novità più importante è il riconoscimento ufficiale da parte della commissione paesaggio della Soprintendenza (guidata, a quel tempo, dalla dirigente Marta Mazza, da pochi mesi promossa soprintendente al posto di Vincenzo Tinè), che ha dichiarato che l’oratorio di Pozzoveggiani deve essere considerato un bene culturale. I ricorrenti dell’associazione di Salboro mettono in grande evidenza gli errori che sarebbero stati compiuti sia dall’amministrazione comunale nel momento in cui ha concesso l’autorizzazione per l’installazione dell’antenna e sia dalla società Inwit.

Nella sua memoria l’avvocato Bigolaro ha scritto che non sarebbe vero che l’amministrazione comunale, nel 2024, abbia effettuato tutte le verifiche possibili sul territorio prima di rilasciare l’autorizzazione alla Inwit ed anche che la società di telefonia non avrebbe presentato al Comune tutta la documentazione che era necessaria anche in base alle normeche tutelano il paesaggio.

«L’aver omesso di menzionare l’esistenza della chiesetta nella richiesta di autorizzazione è una condotta che non merita di essere premiata con il conseguimento dell’obiettivo», è scritto nel ricorso «Né merita di essere premiata un’amministrazione che non riconosce di avere errato nell’ignorare un elemento che, invece, avrebbe dovuto considerare».

In pratica sia nella relazione della richiesta d’installazione effettuata da Inwit e sia negli atti formulati dal Comune al momento della concessione del parere positivo, l’esistenza dell’oratorio, che risale al periodo longobardo e dove alcuni storici sostengono che sia stata sepolta una prima volta la martire Santa Giustina, è stata totalmente ignorata e, quindi, non è stata presa in considerazione.

Nel ricorso, poi, viene contestata anche la posizione del Comune, costituitosi parte resistente, nel momento in cui sostiene che la chiesetta non avrebbe alcun impatto visivo con l’antenna anche perché la stazione radio si troverebbe nell’area opposta rispetto all’ubicazione dell’oratorio, ancora aperto e metà di tanti turisti e studiosi d’arte, dall’altro lato in cui c’è anche lo scolo Boracchia. Pertanto «l’associazione SalboroIncontra insiste affinché il Consiglio di Stato accolga l’appello proposto ed annulli sia quanto deciso dal Tar 15 mesi fa e sia gli atti deliberati dal Comune».

 

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