Arrestata la banda dell’olio di hashish

Li pagavano 400 euro a viaggio, Marocco-Italia in aereo con la pancia piena di ovuli contenenti olio di hashish. Quattrocento euro per mandare giù almeno cento sacchetti da 10 grammi ciascuno, ma chi più riusciva a ingollarne, più guadagnava. Con il rischio (mortale) che un ovulo si rompesse. L’ha raccontato in lacrime ai carabinieri una delle tre donne, su una ventina di corrieri “ingoiatori”, come vengono chiamati nei verbali, arrestati . Sono tutti marocchini, gente reclutata in loco, nel fondo della miseria, allettati dai 400 euro a viaggio: ultime pedine di una rodata rete di traffico internazionale e spaccio che faceva capo nel Padovano. E in particolare nell’Alta, a Tombolo, dove ha residenza Vanni Sbaiz, 40 anni, il quale assime a Hicham El Aataout , 29 anni, marocchino, teneva le fila del giro. L’altro ieri sono state arrestate otto persone e quattro sono ricercate, tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata a traffico internazionale di droga. L’operazione è iniziata nel 2010 quando i carabinieri della Compagnia di Cittadella al comando del capitano Marco Stabile, assieme al nucleo operativo del comandante Pizzalis, hanno cominciato a seguire Sbaiz e Hicham: i controlli hanno trasformato i sospetti in certezze e il giro è risultato essere consistente. Il marocchino si occupava di reclutare connazionali disposti a ingoiare un chilo di ovuli, il padovano di smerciare l’olio di hashish. Trattasi di una resina estratta dalle foglie di cannabis che ha un’elevatissima percentuale di Thc (il principio attivo). Insomma, il suo effetto è dieci volte più forte dell’hashish in pasta: non a caso un chilogrammo di olio, opportunamente tagliato, ne produce dieci da vendere al dettaglio. Arrestati anche Gianluca Vellere, detto “testa grossa”, 35 anni, di Pozzoleone (Vi); Luigi Parolin, 40 anni, di Tezze sul Brenta, titolare di una ditta di materie plastiche e profilati; Nourredine El Aataout, 29 anni nipote di Hicham socio di Sbaiz; Hicham Matouk, 40 anni, raggiunto dall’ordinanza in carcere a Bologna e altri due marocchini. Anche Sbaiz è stato raggiunto dall’ordinanza in carcere, in Spagna, dove è rinchiuso perché beccato con cinque chili di droga. Nel corso dell’operazione sono state arrestate 20 persone (provvedimenti firmati dal gip Mariella Fino), sequestrati 31 chili di hashish e 20 mila euro. Parecchi degli arrestati sono “ingoiatori” che, durante gli interrogatori, hanno raccontato la tortura di mandare giù quegli ovuli grossi come cioccolatini, tra un bicchiere d’acqua e un conato, nella camera di qualche hotel vicino all’aeroporto di partenza. Averne già ingoiati 20-30 su 100, essere colti da vomito, e dover ricominciare. Un ovulo e un bicchiere d’acqua, due e altra acqua, tre e via. Poi il volo, l’arrivo a Tessera, Orio al Serio, Treviso e la permanenza in case-base (come quella di Sbaiz a Tombolo) per lunghe soste in bagno. I 20 che a varie riprese sono stati arrestati, hanno seguito lo stesso iter, solo chiusi nei wc di caserme o di ospedali, piantonati anche per 48 ore di fila da “eroici” carabinieri. Che dovevano attendere, prelevare gli ovuli dalla materia grezza diciamo così, e accertare che il numero corrispondesse a quello confessato dal corriere. (Alberta Pierobon)
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