«Attentato al Santo» Allarme in città Ma è un vecchio caso

La Basilica del Santo nel mirino dei terroristi islamici, un attentato sventato in seguito alla scoperta della cellula jihadista e Padova che entra nella lista degli obiettivi sensibili insieme a Milano e Bologna. È la notizia diffusa ieri mattina da “Il Giornale”, che ha riportato la relazione del capo dei servizi segreti del Marocco, Mohamed Yassine Mansouri. L’effetto in città è stato chiaramente quello di un terremoto con il rettore della Basilica che subito all’alba si è messo in contatto con il prefetto Patrizia Impresa. Telefoni bollenti tra Prefettura, Questura e Ros dei carabinieri. Dopo le smentite di tutti i vertici delle istituzioni cittadine il “giallo” è stato chiarito: i dati snocciolati dal funzionario dell’intelligence marocchina sarebbero il bilancio di un decennio di attività. L’allarme per la Basilica del Santo e il presunto attentato sventato sono dati riferiti a dieci anni fa.
L’allarme
Il funzionario magrebino ha parlato di cellule pronte a colpire nella metropolitana di Milano, nella basilica di San Petronio a Bologna e appunto al Santo, la chiesa più famosa di Padova. «La cellula era marocchina e interagiva con alcuni fiancheggiatori in Italia. Siamo riusciti a fare un buon lavoro» ha spiegato Manouri, 52 anni, da nove alla guida dei servizi segreti di Rabat, «il gruppo è stato messo nelle condizioni di non nuocere».
Dati vecchi
Secondo quanto chiarito dalle fonti investigative italiane, i dati forniti sarebbero riferiti a circa dieci anni fa quando ancora la minaccia numero uno era rappresentata da Al Qaeda. Nulla a che vedere con la situazione attuale, in cui è l’Isis a imperversare. Lo scorso mese di agosto è stato convocato il C.A.S.A, comitato di analisi strategica antiterrorismo. C’erano il ministro dell’Interno Alfano e il capo della Polizia Alessandro Pansa. In seguito a quell’incontro sono state diramate delle circolari alle forze dell’ordine per alzare il livello di guardia ma in nessun caso si è parlato di un particolare allarme riferito alla Basilica del Santo, tantomeno di un attentato sventato. Anzi, sembra che le attenzioni dell’Isis siano concentrate sulla Capitale. Nell’ultimo numero della rivista “Dabiq”, giornale di riferimento del gruppo jihadista, in copertina è stata messa la bandiera dell’Isis che sventola sull’obelisco di piazza San Pietro. Il titolo è “Crociata fallita”in riferimento agli ultimi attacchi dell’alleanza contro l'Isis guidata dagli Stati Uniti.
La telefonata di Poiana
La notizia ha fatto comunque sobbalzare padre Enzo Poiana, rettore della basilica del Santo, che ha immediatamente telefonato al prefetto. «Non nascondo di aver provato una certa preoccupazione nell’apprendere la notizia», ha detto il rettore della Basilica. «Sono stato avvisato da un mio nipote che sta a Gorizia che ha letto sul web dello sventato attentato al Santo ed era in apprensione. Così ho subito chiamato il prefetto per avere maggiori informazioni. Mi ha tranquillizzato e mi ha detto che stavano valutando la portata della cosa», prosegue padre Poiana, che spiega come nella zona del Santo in questi ultimi mesi si sia alzata l’attenzione. «Da tempo la Basilica è tra gli obiettivi sensibili, ma nell’ultimo periodo viene vigilata con più attenzione. La Prefettura ha aumentato la sorveglianza in più ci sono i custodi che hanno sollevato il livello di guardia per segnalare presenze non raccomandabili o estranee alle solite conoscenze. Sono 21 in tutto, divisi in turni da 6 persone che presidiano rispettivamente il portone centrale della chiesa, quello laterale, l’oratorio, la cappella della reliquia, la cappella della tomba e la sacrestia. Se una persona è molesta i custodi la invitano ad allontanarsi, in caso di difficoltà chiedendo l’ausilio delle forze dell’ordine».
Smentita della Prefettura
«Non ci sono riscontri oggettivi», ha detto il vice prefetto Alessandro Sallusto. «Al momento non c’è nessun allarme, dal punto di vista operativo il livello di pericolo in città è zero. Il Prefetto dopo la chiamata di padre Poiana, giustamente allarmato, ha fatto i suoi controlli e nessuno sapeva niente a riguardo. Su una notizia del genere i servizi centrali faranno dei controlli sulla veridicità, che ripeto non ha attualmente alcun tipo di riscontro».
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