Benzinai padovani al collasso: «Lavoriamo per mille euro al mese»

La denuncia di Faib Confesercenti: «Margini immobili da dieci anno e costi di gestione fuori controllo»

I distributori di carburante del territorio padovano rischiano di sparire, inghiottiti da una crisi che non lascia scampo. È il grido d’allarme lanciato da Faib Confesercenti del Veneto Centrale, che fotografa una situazione drammatica per i gestori della provincia: margini immobili da un decennio, costi di gestione fuori controllo e una rete che si avvia verso quella che viene definita una «desertificazione silenziosa».

Il benzinaio punto di riferimento

«Sempre più impianti si trasformano in self-service totali o, nei casi più gravi, chiudono definitivamente», dichiara Paolo Benvenuti, presidente provinciale della categoria. A pagare il prezzo più alto, secondo l'associazione, sono i cittadini: anziani e persone fragili che nel benzinaio vedono un punto di riferimento e assistenza, un presidio sociale che sta scomparendo sotto i colpi di una logica puramente economica.

I numeri presentati sono impietosi. Da oltre dieci anni il margine lordo per chi sta alla pompa è bloccato a circa 3,5 centesimi al litro. Una cifra che deve coprire tutto: Tari, energia elettrica, manutenzioni, costi amministrativi e le pesanti commissioni sui pagamenti elettronici (Pos). Se a questo si aggiunge che oltre il 60% dell’incasso vola via tra accise e Iva, il guadagno reale evapora.

Mille euro al mese

L’esempio concreto fornito da Faib per il territorio è emblematico: un impianto medio da 1,4 milioni di litri l’anno genera un ricavo lordo di 45 mila euro. Una volta pagate le spese fisse, contributi e assicurazioni, al gestore restano in tasca poco più di mille euro al mese. Un reddito minimo a fronte di turni massacranti, spesso di nove ore al giorno, portati avanti con il solo supporto della famiglia.

Le richieste alla politica sono nette: approvazione del Ddl contro il dumping contrattuale, revisione dei margini ferma restando l’inflazione e misure contro il caro-commissioni bancarie. «Chiediamo di poter lavorare con dignità», conclude Benvenuti. «Quando chiude un benzinaio non muore solo un'impresa, ma un pezzo di servizio pubblico essenziale per le nostre comunità e le aree periferiche del padovano».

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