Vent’anni di botte e minacce a moglie e figlia: allontanato da casa

E’ accusato di maltrattamenti per le aggressioni, le umiliazioni e i tentativi di strangolamento dal 2007. Ha rifiutato il braccialetto elettronico: disposto anche il divieto di dimora nel comune delle vittime

Silvia Bergamin
Violenza contro le donne: un'immagine simbolica
Violenza contro le donne: un'immagine simbolica

Un incubo familiare durato quasi vent'anni, fatto di aggressioni fisiche quotidiane, minacce di morte e vessazioni psicologiche, si è interrotto nei giorni scorsi grazie all'intervento della magistratura e delle forze dell'ordine.

I carabinieri di Piove di Sacco hanno eseguito un'ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Padova nei confronti di un uomo residente nella provincia, ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie e della figlia conviventi.

Il provvedimento dispone l'allontanamento immediato dalla casa familiare e il divieto assoluto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi dalle stesse abitualmente frequentati, come l'abitazione e la sede di lavoro, imponendo una distanza minima di 500 metri.

Non vuole il braccialetto elettronico

Originariamente la misura prevedeva l'applicazione del braccialetto elettronico; tuttavia, a causa del netto rifiuto opposto dall'indagato all'installazione del dispositivo, il giudice ha aggravato le prescrizioni disponendo a suo carico anche il divieto di dimora nel comune di residenza delle vittime.

Le indagini coordinate dalla Procura di Padova hanno ricostruito un vissuto di quotidiano terrore che risaliva addirittura al 2007 e che si è interrotto soltanto lo scorso 7 maggio.

L'uomo – quasi sempre sotto l'effetto di sostanze alcoliche – era solito aggredire la consorte al culmine di accese discussioni nate anche per motivi del tutto futili.

Calci, pugni, schiaffi, ma anche insulti umilianti e sputi rappresentavano la tragica normalità all'interno delle mura domestiche. Violenze che, peraltro, si consumavano regolarmente davanti alla figlia, costretta ad assistervi fin da quando era minorenne.

Gli episodi emersi evidenziano una brutalità sistematica.

Il tentativo di soffocare la moglie

In un'occasione, dopo un litigio scoppiato nella camera da letto, l'indagato ha afferrato un cuscino premendolo con forza sul viso della moglie nel tentativo di soffocarla. Una volta lasciata la presa, l'ha ammonita verbalmente: «Vedi cosa ti potrebbe succedere? Stai buona». Immediatamente dopo, l'uomo sfogava la propria rabbia distruggendo mobili e suppellettili, costringendo poi la moglie e la figlia a ripulire le stanze devastate.

La Procura aveva inizialmente richiesto per l'uomo la custodia cautelare in carcere. Il gip, dopo aver convalidato l'arresto, ha applicato il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri e l'allontanamento dalla casa familiare, tramutato in divieto di dimora nel comune a causa del rifiuto del braccialetto elettronico.

Spintoni e frustate alla figlia

Anche la figlia è finita ripetutamente nel mirino della furia paterna, sia nell'infanzia – i primi episodi accertati risalgono a quando aveva appena sei anni – sia in età adulta, ogni volta che tentava di interporsi per difendere la madre dalle aggressioni. Per lei le ritorsioni del padre si traducevano in violenti spintoni, schiaffi e persino frustate sferrate utilizzando la cintura dei pantaloni.

Gli episodi più gravi

Tra i singoli capi d'accusa contestati, gli inquirenti sono riusciti a isolare episodi di estrema gravità. In una circostanza la moglie è stata colpita con pugni all'addome così violenti da provocarle profonde ecchimosi; in un'altra, mentre si trovava in cucina, è stata minacciata con una forchetta puntata e premuta con forza sotto il mento.

Nell'agosto del 2025, il banale malfunzionamento degli auricolari con cui la vittima stava guardando un film a letto ha svegliato l'uomo, il quale ha reagito stringendole le mani attorno al collo nel tentativo di strangolarla. A seguito di quella brutale aggressione, la donna non si era più sentita sicura e aveva abbandonato la camera matrimoniale per trasferirsi al piano superiore, adattandosi a dormire sul pavimento.

Al quadro di violenze fisiche si affiancava una rigida e sistematica umiliazione di natura economica. L'uomo non contribuiva in alcun modo alle spese di mantenimento del nucleo familiare e non concedeva denaro per le necessità quotidiane, pretendendo dalla figlia l'esibizione degli scontrini fiscali per ogni minimo acquisto.

Un comportamento per ridurre le due donne in uno stato di totale e deprimente dipendenza economica. La fine dell'incubo è arrivata a seguito dell'ennesimo intervento dei carabinieri nell'abitazione familiare, a cui è seguita la formale e dettagliata denuncia sporta dalla vittima, che ha permesso di attivare con urgenza le tutele del codice rosso.

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