Calenda-Cruciani, la strana coppia fa il pieno a Padova
In 400 alla presentazione del libro del leader di Azione: «Comunali 2027, valuteremo il programma e i candidati. Coalizione civica? Meglio che non ci abbia invitati». C’è anche Bressa

Troppo caldo per il Barbour. Ma Calenda è sempre Calenda. In linea generale - e rigorosamente con accento romanesco - «con la sinistra non c’andrò mai». Per Padova 2027, invece, «valuteremo programmi e candidati». I suoi dirigenti locali «hanno fatto bene» a scendere in piazza con i berlusconiani, ma l’alleanza «dipende da Forza Italia». Quanto al mancato invito all’assemblea di Coalizione civica, è netto: «Meglio così».
Il senatore, ex ministro pd e oggi leader di Azione, Carlo Calenda, sabato pomeriggio (23 maggio) ha fatto il pieno a Palazzo Moroni: circa quattrocento giovani e meno giovani hanno affollato la scalinata del municipio. Ma non era solo. Al suo fianco il conduttore della Zanzara, Giuseppe Cruciani.
Strana coppia? «Forse sì, ma il percorso di Calenda è libertario», ammette lo speaker di Radio24. «In un Paese in cui il principale problema è la retorica, Giuseppe è un anticonformista vero», concede Calenda. Non mancano però gli «scazzi», da Roberto Vannacci alla Russia, fino alla concezione stessa della politica: «Sangue e merda, sì, ma anche idealismo», sostiene il leader di Azione. In politica estera, però, «sono realista». L’ego, del resto, non fatica a emergere: «Sono l’unico che…» è tra le frasi più ricorrenti. Soprattutto: «Sono l’unico che vota nel merito».
L’occasione, però, è la presentazione del nuovo libro di Calenda, Difendere la libertà. L’ora dell’Europa. «All’Europa manca il desiderio degli Stati di essere gli Stati Uniti d’Europa», dice, «non ne abbiamo mai avuto la necessità, ma in questo mondo imprevedibile, con gli Stati Uniti che ci hanno fatto ciao ciao con la manina, l’Unione europea è necessaria».
E ancora: «L’Ucraina è l’esempio della forza morale che noi abbiamo perduto». Ma Cruciani incalza: «Molti imprenditori sono arrabbiati perché non possono fare affari con la Russia». «Chissenefrega», ribatte Calenda. E quando lo speaker osserva che «tutti i politici sono venditori di cazzate», il senatore non ha dubbi: «Quando la situazione si fa pericolosa, gli italiani smettono di seguire i cazzari».
A destra o a sinistra: questa è la domanda. «Sono schierato con quella parte di italiani che non si riconosce nelle curve», scandisce Calenda, «mentre il mondo viene giù, tutti si urlano contro: io sono l’antidoto». Una cosa, però, è certa: «Con la sinistra non andrò mai». «Meloni farebbe subito un accordo con te», insiste Cruciani. «Invece lo fa con Salvini», replica il parlamentare.
Ma veniamo al tema Padova. In prima fila tutti i colonnelli locali: da Carlo Pasqualetto (fresco di taglio del nastro con i leghisti Roberto Marcato e Eleonora Mosco) a Bruno Cacciavillani, passando per Margherita Cera e Ludovico Pizzo. In realtà c’è pure il vicesindaco dem Antonio Bressa.
Negli anni di amministrazione targata Sergio Giordani, le crepe in maggioranza si sono viste più volte. Azione, a esempio, si è spesso smarcata da Coalizione civica. E infatti il movimento arancione non ha invitato i calendiani all’assemblea che ha dato il via al percorso verso le comunali. «Meglio così», taglia corto il leader centrista. Gli fa eco Pasqualetto: «Non siamo andati perché siamo troppi», ironizza indicando la scalinata gremita.
ulla piazza europeista condivisa con FI, Calenda non ha nulla da eccepire: «Hanno fatto bene. L’alleanza? Dipende da Forza Italia: se si alleano con Vannacci, non ci sarà». Sarete ancora parte del centrosinistra alle prossime amministrative nella città del Santo? «Faremo quello che abbiamo sempre fatto: valuteremo programmi, candidati e il consuntivo di governo. Siamo liberi, essendo un partito di centro, di verificare chi sia il migliore per gestire Padova». Il resto sono selfie e autografi.
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