Cantiere per il Ponte sul Brenta, i residenti: «Qui non si dorme più»
I residenti hanno comunicato al Comune la loro frustrazione per il cantiere Rfi (del gruppo Ferrovie): «Frastuono insostenibile, Rfi intervenga». Il ponte sarà lungo 100 metri e sarà ultimato nel 2029

«Mia mamma è scesa, pensava che da lì a poco saremmo stati investiti da una colata di sassi, abitando vicino al Brenta, non si sa mai». racconta Lorenza.
Per fortuna il presentimento di una over 80 che ha l’abitazione vicina sia alla ferrovia tra Padova e Castelfranco, non si è avverato. Ma la donna ha comunque vissuto l’ennesima notte insonne, una delle tante che gli abitanti del rione subiscono per via dei lavori che Rfi (del gruppo Ferrovie) ha ripreso da qualche settimana per il nuovo ponte ferroviario sul Brenta che raddoppia la linea esistente grazie a un finanziamento da 40 milioni. Un ponte che con i suoi 100 metri di lunghezza, diventerà il più lungo d’Italia.
Il bacca notturno
All’inizio dell’estate i rumori erano sopportabili, ma con il proseguire della bella stagione, di notte in notte, i frastuoni sono diventati insostenibili, tanto che alcuni abitanti esausti dopo l’ennesima notte insonne hanno chiamato prima la polizia locale e poi anche i carabinieri di via Rismondo.
«Abbiamo già mandato sia una mail che una Pec al Comune, lamentando la situazione e ora siamo pronti a proseguire con delle azioni legali. Lo sappiamo bene che per certi lavori ci sono delle deroghe speciali, ma alcuni decibel non vanno mai superati e comunque, esistono degli obblighi di mitigazione. Siamo esausti, non ce la facciamo più», racconta Lorenza P. la cui abitazione è davvero vicina alla zona degli scavi.
Evidentemente, i lavori ripresi dopo lo stop di parecchi mesi dovuti alla bonifica, messa in atto per trattare e asportare l’amianto presente sul sito, sono giunti a un punto nel quale è in corso una palificazione.
Difficile dormire
«Sembra che da un momento all’altro stia per precipitare una frana, polveri e rumori credetemi sono insostenibili, qui non si dorme più. Purtroppo nessuno riesce a riaddormentarsi e anche volendo, il fracasso si protrae fino all’alba e di giorno siamo tutti come zombie», aggiunge il signor Rino stremato dall’insonnia che affligge la sua famiglia.
Una vita assai difficile per chi si trova in una zona, che dovrà contare parecchie “pecore” per tentare di prender sonno. Il cartellone di cantiere indica infatti in 2.331 giorni il termine dei lavori, significa che calcolando pure gli anni bisestili, il tutto terminerà nel giugno 2029.
«Qui c’è in ballo la salute di centinaia di abitanti, che sono pronti a tutto pur di ritornare a dormire. Deve intervenire anche il Comune, bisogna che escano i vigili e che vengano fatti i rilievi dei decibel», aggiunge Anna, arrivata da poco in quartiere e che sognava un luogo idilliaco, vista la location della sua dimora nel verde a pochi passi dal Brenta.
Abitanti sul piede di guerra
Insomma, parte dei residenti di Altichiero è sul piede di guerra, pronta a dare inizio a carte bollate e “legalese”, con la speranza che gli organi competenti non mettano in atto, è proprio il caso di dirlo, il famoso proverbio: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
«Tra l’altro», aggiunge la signora Maristella, «ormai da quasi tre anni siamo tutti sia arrabbiati che preoccupati. Con l’avvio del cantiere la ciclabile che correva parallelamente ai binari è stata chiusa, gli alberi che ombreggiavano il percorso sono stati drammaticamente tagliati e i ragazzi che usavano la ciclabile per andare a scuola se sono in ritardo, riescono purtroppo ancora ad attraversare i binari per recarsi all’Arcella».
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