Troppe sagre, è polemica: «Nel weekend 80 eventi, così tolgono il lavoro ai ristoratori»

L’ex re della movida Chicco Contin, oggi titolare di un locale: «Noi abbiamo costi e obblighi per 365 giorni all’anno. Vanno tutelate le manifestazioni autentiche, ma si metta ordine nel settore»

Felice Paduano
Una sagra di fine estate nel Padovano
Una sagra di fine estate nel Padovano

Nell’ultimo weekend, tra Padova e paesi della provincia, come succede ogni anno in questo periodo, si sono svolte 80 tra sagre parrocchiali ed eventi vari con ristorazione. In ogni sagra c’era una media di 3.000 persone, tra adulti, ragazzi e bambini. Quindi in un solo fine settimana in questo settore di ristorazione alternativa, criticata spesso anche dall’Appe, ci sono 240.000 persone, che non vanno a mangiare nei ristoranti, trattorie, pizzerie, birrerie e pub.

I dati sono stati raccolti dall’ex re della movida Federico detto Chicco, Contin, che ormai fa il ristoratore a pieno titolo e ne ha approfittato per scagliare un attacco al vetriolo agli organizzatori delle sagre e anche alle istituzioni che a suo dire li proteggono, tra cui ci sono anche le varie Pro Loco paesane: «Le sagre fanno parte della nostra storia e quindi vanno tutelate. Ma adesso si è superato ogni limite», spiega Contin.

Il peso delle tasse

«Un ristoratore tradizionale sostiene costi e obblighi 365 giorni all’anno: personale assunto in base al contratto nazionale, contributi previdenziali e assicurativi, imposte, registratori collegati con l’Agenzia delle Entrate, commercialista, consulenti, rifiuti, sicurezza, adempimenti sanitari e tutte le bollette dei servizi. Insomma tutta gente che rispetta le regole vigenti, ma che, nei week end, particolarmente da aprile a ottobre, devono competere con tutta una serie di strutture temporanee che invece possono beneficiare di un ampio volontariato e di condizioni economiche e organizzative molto diverse dalle nostre. A questo punto, poi, non posso tacere anche di fronte al comportamento delle associazioni di categoria e di tutte le istituzioni competenti che si limitano a fare solo qualche annuncio eclatante di fronte a un fenomeno che è evidente negli ultimi tempi sta dilagando sempre di più».

Serve regolamentare

E ancora: «Non chiediamo di eliminare le sagre. Quelle autentiche e in regola vanno tutelate, ma è arrivata l’ora di mettere ordine nel settore. Stesso mercato, stessa attività e stesse regole. Altrimenti continueremo a riempire le piazze di ristoranti a tempo, mentre una dopo l’altra rischiamo di vedere spegnersi le insegne di chi invece tiene aperto e investe nel territorio 365 giorni all’anno».

 

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