Lavoro sommerso e sicurezza ignorata: otto denunce e 170 mila euro di multa nel Padovano

Le verifiche hanno passato al setaccio otto diverse realtà imprenditoriali della provincia, toccando settori che vanno dalla ristorazione ai servizi alla persona, fino alle autofficine 

Silvia Bergamin
Il controlli condotti dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Padova
Il controlli condotti dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Padova

Otto persone denunciate, quattro attività commerciali sospese e sanzioni che sfiorano i 170.000 euro. È il bilancio di una vasta operazione di controllo sul lavoro sommerso e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro condotta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Padova.

Le verifiche, eseguite in sinergia con le stazioni locali dell'Arma, hanno passato al setaccio otto diverse realtà imprenditoriali della provincia, toccando settori che vanno dalla ristorazione ai servizi alla persona, fino alle autofficine, portando alla luce una fitta rete di irregolarità contrattuali e strutturali.

L'azione degli ispettori si è concentrata sia sul capoluogo sia sulla cintura provinciale, riscontrando le criticità più severe in quattro specifiche aziende, per le quali è scattato l'immediato provvedimento di sospensione dell'attività.

I controlli a Padova

A Padova le sanzioni più pesanti hanno colpito una macelleria, dove i militari hanno accertato la presenza di un lavoratore non comunitario impiegato completamente in nero su un totale di tre dipendenti.

Oltre alla violazione contrattuale, i controlli all'interno del locale hanno evidenziato una serie di gravi omissioni sul fronte della sicurezza, tra cui la mancata nomina del medico competente, l’assenza di visite mediche e di formazione per il personale, il mancato aggiornamento del documento di valutazione dei rischi, l'assenza di manutenzione dei dispositivi di sicurezza e la mancata protezione dai rischi di natura elettrica.

La situazione nella Bassa padovana

Spostandosi sul territorio provinciale, la task force ha riscontrato anomalie diffuse lungo diverse direttrici, a partire dalla zona dei Colli Euganei alla Bassa padovana, con controlli che hanno interessato i comuni di Monselice, Rovolon, Teolo e Tribano.

In quest'area due attività sono state sospese a causa di gravi carenze sulla sicurezza, della totale assenza di formazione del personale e della mancata adozione delle misure obbligatorie di primo soccorso e prevenzione incendi, mentre in altre due aziende i titolari sono stati sanzionati esclusivamente per il mancato addestramento e la mancata formazione dei dipendenti.

Le sanzioni dell’Alta padovana

Una situazione analoga si è verificata nell'Alta padovana, precisamente nel comune di San Giorgio delle Pertiche, dove i carabinieri hanno imposto la sospensione di un'attività per le medesime ragioni: gravi carenze sul piano della sicurezza interna, assenza di corsi di formazione per i lavoratori e mancanza dei presidi minimi di primo soccorso e antincendio.

Controlli più mirati ma comunque sanzionatori si sono svolti invece nella zona del Piovese, nei comuni di Ponte San Nicolò e Terrassa Padovana, dove i rispettivi titolari sono stati multati per non aver sottoposto i propri dipendenti alle visite mediche obbligatorie e per la mancata formazione degli stessi.

L'intera operazione, finalizzata ad arginare il fenomeno dello sfruttamento e a garantire standard di sicurezza uniformi a tutela dei lavoratori, si è chiusa con la contestazione di ammende penali per un ammontare complessivo di 148.220 euro, a cui si aggiungono sanzioni amministrative pari a 21.830 euro.

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