Carbonara di Rovolon, processo a Gesù davanti a una piazza gremita

Per la ventesima edizione di “Anno 33” la Compagnia dell’Angelo ha ricreato un’aula di tribunale e ha coinvolto il pubblico in una rappresentazione tra fede, testimonianze e riflessione. Alla fine l’augurio: «Che sia una Pasqua in cui si giudica meno e si ascolta di più con il cuore»

Piergiorgio Di Giovanni
Tanta partecipazione al tradizionale processo a Gesù inscenato a Carbonara di Rovolon
Tanta partecipazione al tradizionale processo a Gesù inscenato a Carbonara di Rovolon

«Che sia una Pasqua in cui si giudica meno e si ascolta di più con il cuore».

Con queste parole, la Compagnia dell’Angelo ha accompagnato gli auguri di buona Pasqua rivolti alle tante persone di tutte le età, accorse mercoledì sera a Carbonara di Rovolon per assistere ad “Anno 33: la storia che cambiò il mondo”.

Il processo

Per la ventesima edizione della rappresentazione artistico-religiosa realizzata dalla Compagnia, la piazza Serenissima è stata trasformata in un’aula di tribunale per ospitare un processo «senza tempo, per chiederci quale posto occupi oggi nelle nostre scelte questa storia che attraversa il tempo».

Queste parole, sottolineate da una canzone, hanno anticipato l’inizio dell’udienza. «Silenzio in aula e tutti in piedi. Entra la corte», il fatidico annuncio e la giudice è salita in cattedra rivolgendosi al pubblico dell’epoca e a quello moderno dicendo: «In quest’aula celebreremo un processo antico, ma ancora attuale. L’imputato è Gesù Cristo accusato di aver diffuso idee ritenute pericolose, di aver turbato l’ordine pubblico, di aver proclamato verità non dimostrabili, di aver influenzato le coscienze con parole ritenute assurde, con promesse ritenute impossibili, con un messaggio che ha diviso invece di unire».

Parecchi i testimoni sottoposti alla raffica di domande formulate con veemenza dal “pubblico ministero” e con pacata risolutezza dall’avvocato difensore: la prima a entrare in aula per testimoniare è stata Maria, poi via via l’adultera salvata dal Messia, la lebbrosa guarita dal Salvatore, il soldato romano a cui Gesù aveva riattaccato l’orecchio mozzato, l’apostolo Simon Pietro, il traditore pentito Giuda Iscariota fino ad arrivare al sommo sacerdote Caifa e al governatore romano Ponzio Pilato.

La sentenza

Al termine, la giudice davanti a un pubblico prezzolato e inferocito ha emesso la sentenza per l’imputato Gesù, condannato alla crocifissione avvenuta ai piedi del Monte della Madonna. I fuochi d’artificio finali hanno annunciato la vittoria di Cristo sulla morte.

La rappresentazione

 

 

 

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