Il carcere Due Palazzi nella morsa del caldo record: nelle celle più di 40 gradi

Ispezione estiva da parte di una delegazione della Camera penale di Padova: carenza cronica di agenti e nel grattacielo duecento detenuti in sezioni chiuse. Appello dei legali: «Stop alle direttive Dap che rendono critica la situazione»

Cristina Genesin
La delegazione fuori dal carcere di Padova
La delegazione fuori dal carcere di Padova

Quando il muro di cinta non trattiene soltanto la libertà ma intrappola anche un caldo soffocante oltre ogni limite umano, la pena rischia di perdere qualsiasi tratto di civiltà per trasformarsi in sofferenza.

È la fotografia scattata al termine della tradizionale visita estiva compiuta da una delegazione della Camera penale di Padova all’interno dei penitenziari cittadini, i “Due Palazzi”.

Guidati dalla presidente Paola Rubini e dall’avvocata Annamaria Alborghetti (in rappresentanza anche dell’Ordine degli Avvocati), insieme ai colleghi Paola Menaldo, Mattia Arcolin, Laura Capuzzo, Michele Chiaramida e Mattia Chinello, i penalisti hanno passato al setaccio le carceri, riscontrando un’emergenza climatica e logistica con temperature oltre i 40 gradi.

La Casa di reclusione

Il viaggio dell’Avvocatura è partito dalla Casa di reclusione, l’imponente grattacielo riservato a chi sconta pene definitive, dove i numeri tratteggiano un sorta di bollettino di guerra. Il tasso di sovraffollamento sfiora il 160% con 674 detenuti presenti (373 stranieri, 137 protetti, 18 giovani adulti fra i 18 e i 24 anni, un anziano di 85 anni, 56 ergastolani, 33 semiliberi e 12 al lavoro esterno).

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L’organico della Polizia penitenziaria è allo stremo: mancano 100 agenti (gli effettivi sono 254 più 40 dedicati alle traduzioni, cioè i trasferimenti, contro i 392 previsti), mentre regge l’area educativa grazie a 10 educatrici. Il punto più critico riguarda le sezioni chiuse dove si resta sempre fra le quattro mura della cella: 4 sezioni (50 ospiti per piano tra sezione A e B) per un totale di 200 persone costrette all’isolamento quasi continuo. Una strettoia nata da una circolare sulla media sicurezza del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) risalente all’autunno 2024.

L’avvocata Alborghetti annuncia la battaglia imminente delle toghe: «Con altre associazioni chiederemo al Dap di revocare quelle direttive considerando che siamo in una situazione di piena emergenza climatica. La direttrice aveva fatto una richiesta in tal senso e, al momento, non avrebbe ricevuto alcuna risposta. Prima in media sicurezza finivi per un periodo transitorio, ora ci resti».

Nelle sezioni chiuse molti rinunciano all’ora d’aria per l’afa e, su 382 stanze totali, soltanto 100 hanno la doccia in cella (al piano 6 e 7). Negli altri piani si creano interminabili code che lasciano spesso gli ultimi della fila senza potersi lavare. Come testimoniato dall’avvocata Menaldo: «Ci sono detenuti che mettono delle tele per coprire le finestre e le celle restano quasi al buio perché al pomeriggio le temperature sono ben oltre i 40 gradi».

Tra le eccezioni positive figurano l’infermeria ristrutturata, una sala socialità con aria condizionata e la stanza dell’affettività, aperta ad ottobre a seguito del ricorso vinto nel febbraio 2025 da Alborghetti: «L’abbiamo visitata: è stata un grosso risultato, la seconda in Italia. È una stanza spartana, abbastanza grande con un letto, ma ci sono solo i servizi e non la doccia, ed è attiva il lunedì. Una critica? Il Dap ha dettato linee guida molto rigide».

Casa circondariale

La delegazione ha poi varcando la soglia della Casa circondariale, la struttura a sviluppo basso destinata a chi è in custodia cautelare o ha pene brevi. Qui sono presenti 220 detenuti su 188 previsti (76% stranieri), con circa 80 inseriti in attività lavorative. Il nemico principale rimane la calura (per fortuna le docce sono in tutte le celle da 5 o 6 posti) e l’intralcio della burocrazia.

Spiega la presidente Rubini: «Abbiamo visitato una sezione: era caldissimo e in molte celle i ventilatori non ci sono. La Caritas ne ha donato un certo numero, ce ne sono 30 ancora da distribuire. La regola imposta è che il ventilatore sia dato a chi ha in conto corrente meno di 100 euro. Il direttore ci ha assicurato tempi veloci nelle verifiche, ma la calura non aspetta la burocrazia».

A ciò si aggiungono le carenze igieniche: la sala socialità è apparsa inutilizzabile, mentre l’ispezione Usl ha promosso la cucina bocciando le docce di sezione prive di requisiti per essere sanificate bene. Il plesso è diviso tra l’Antenore (custodia attenuata) e l’Euganeo, ma l’organico di polizia è fermo al 2006 (129 effettivi su 142, con una scopertura di 30-40 unità).

Pur tra mille ostacoli, il lavoro resta un fiore all’occhiello: il panificio produce mille pezzi al giorno tra schiacciate e pinze per la grande distribuzione (2 detenuti, 8 tirocinanti e 2 civili), è in avvio una pensione per cani con 8 postazioni ed è attiva la cucina con 8 detenuti.

Resta la sferzata finale ai vertici del Dap da parte di Rubini e Alborghetti: «La mancanza di personale è endemica. Se la situazione resta critica, è perché sono state emanate una serie di circolari destinate ad appesantire le condizioni di vita, mettendo tanti paletti alle iniziative del Terzo settore per limitare le attività di trattamento».

I penalisti sono chiari: senza un intervento immediato per revocare i vincoli del regime chiuso e garantire dignità climatica e logistica, la pena rischia di smarrire la sua funzione rieducativa per regredire a una mera e inaccettabile tortura della carcerazione.

 

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