Cariparo, il saluto di Gilberto Muraro: «Lascio una Fondazione forte e connessa con il territorio»

Il presidente uscente rivendica le piccole erogazioni al terzo settore: «Ma ci sono anche grandi progetti». In otto anni quasi 500 milioni di fondi, l’11% è andato alla ricerca universitaria

Claudio Malfitano
Gilberto Muraro
Gilberto Muraro

«Esco dalla Fondazione Cariparo, dopo otto anni di presidenza, con il sentimento di avere goduto del grande privilegio di finire la mia attività lavorativa alla guida di un ente importante, che fa cose buone e le fa bene».

Affida le sue riflessioni a una lunga lettera aperta di fine mandato Gilberto Muraro, che il 30 aprile lascerà la guida dell'ente di Palazzo Moroni a uno dei tre candidati – tutti universitari – in campo: l'ex rettore Rosario Rizzuto, il "Nobel dell'acqua" Andrea Rinaldo e l'attuale vicepresidente Cesare Dosi.

Nella sua «retrospettiva di fine mandato» Muraro non fa cenno alle polemiche sulla sua presunta «non neutralità» nella partita per la successione, ma rivendica con orgoglio i risultati di solidità finanziaria dell'ente di piazza Duomo e la capacità di incidere sul territorio, sia attraverso i grandi progetti (ricorda i 13,5 milioni per auditorium e conservatorio Pollini e i quasi 7 per il restauro dell'ex macello di via Cornaro), che attraverso le 6.550 erogazioni in otto anni, per un totale di quasi 500 milioni. Spesso anche a realtà piccole del terzo settore.

Così a chi critica i finanziamenti «a pioggia» replica duro: «Penso che si possa essere orgogliosi dei supporti diffusi che hanno alimentato il mondo scolastico e soprattutto il volontariato. Quel volontariato, spesso caratterizzato da precarietà, che fornisce tanti servizi specifici che sarebbero in buona parte destinati a scomparire in un mondo bipolare di Stato e mercato».

56 milioni all’Università

Certo il bilancio di questi otto anni indica chiaramente una direzione privilegiata da piazza Duomo verso il Bo. L'ateneo ha infatti incassato oltre 56 milioni di euro, pari all'11,6% del totale, a cui si possono aggiungere anche gli oltre 23 milioni per il polo universitario di Rovigo, che mette insieme gli atenei di Padova e Ferrara (oltre ad altre realtà del territorio) e che vede come presidente del comitato scientifico proprio Dosi, considerato allievo e vicinissimo a Muraro.

Anche il consistente flusso di denaro verso l'ateneo è entrato nel (ristretto e difficoltoso) dibattito pubblico sul futuro della Fondazione. E Muraro, sollecitato giovedì scorso dai cronisti, non si è sottratto: «Non credo ci sia un pericolo di troppo potere del Bo. Mi sento di aggiungere, da ex docente, che l'asset più importante del territorio è l'università in tutti i risvolti: culturali, scientifici, di terza missione, di immagine nei confronti del mondo. È una realtà che abbiamo tutti interesse che sia eccellente, come finora è stato. Non dimentichiamocelo».

Il terzo settore

L'attenzione più grande, nella sua lettera, Muraro la riserva però al volontariato. La Fondazione in questi anni è stata capace di realizzare modelli di decentramento decisionale, come le esperienze di nuove fondazioni create insieme alle realtà del terzo settore (GolettaLab, Oggi e domani), ma anche di avviare quella coprogettazione che viene indicata come una modalità nuova di intervento sociale sui territori.

In particolare stringendo il focus sui mondi di giovani e anziani: «Campi che naturaliter appartengono alla Fondazione che in essi dovrà sempre di più essere precursore e sperimentatore», dice Muraro.

Ma c'è anche il tema dell'aiuto ai Comuni più piccoli e ad altri enti pubblici in difficoltà (gli esempi: il sostegno agli uffici tecnici nel gestire i fondi Pnrr e le borse di studio ai tirocinanti dei tribunali): «Alcune fondazioni che hanno escluso di occuparsi di ambiti pubblicistici, ma credo che sia inevitabile il sostegno alle istituzioni locali fino a che non cambi il loro forte disagio finanziario», osserva il presidente uscente.

La solidità finanziaria

La Cariparo che restituisce Muraro dopo 8 anni è una fondazione molto più solida dal punto di vista finanziario. «Il primo criterio è la sostenibilità, ossia il dovere di salvaguardare il patrimonio per consentire alle future generazioni un insieme di servizi non inferiore a quello garantito oggi», spiega.

E i dati parlano di un portafoglio finanziario passato da 2,7 miliardi nel 2018 a 4,5 miliardi con un aumento dell'1% l'anno e redditi della gestione finanziaria in otto anni pari a 1.323 milioni.

Infine il tema del ricambio dei vertici necessario per «coniugare stabilità e cambiamento». «Si tratta di incarichi ambiti che ognuno sarebbe lieto di prolungare, ma che per equità tra generazioni devono avere una ragionevole scadenza», chiude Muraro. E ora tocca ai 20 consiglieri generali decidere il futuro della Fondazione. Appuntamento al 30 aprile. 

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