Luglio nero per i locali di Padova: costi dell’energia aumentati del 30%

La presidente dell’Appe Luni: «A questo si somma un calo del 20% delle entrate. Bisogna intervenire con prezzi calmierati ed esenzioni, prima che sia troppo tardi»

Felice Paduano
Turisti nel centro storico di Padova
Turisti nel centro storico di Padova

È stato un luglio nero per i pubblici esercizi a causa dell’incremento delle spese di gestione. I costi dell’energia hanno fatto registrare infatti un balzo record del 30 per cento nel giro di un solo mese.

Un rincaro insostenibile, assicura l’Appe, l’associazione dei pubblici esercizi di Padova, che colpisce le imprese in un momento di grave sofferenza economica: nel sondaggio dell’Appe per il mese di luglio l’80 per cento dei locali intervistati segnala infatti un calo degli incassi fino al 20 per cento.

Per bar, ristoranti e attività di somministrazione si tratta dell’ennesima mazzata. Il settore lavora con margini ormai ridotti al minimo e deve sostenere spese fisse sempre più elevate.

«Siamo preoccupati. Il timore concreto è quello di rivivere uno shock energetico simile a quello di fine 2021», dichiara la presidente dell’Appe Federica Luni «all’epoca abbiamo ascoltato tante parole di solidarietà e belle promesse, ma nei fatti non abbiamo visto né interventi concreti né rimborsi adeguati. Non possiamo permetterci di ripercorrere la stessa strada».

Dal Covid in poi, la sensazione della categoria è quella di un vero e proprio accanimento: ogni anno porta con sé una nuova emergenza da affrontare. Nonostante i rallentamenti del mercato e l’impennata dei costi, la maggior parte degli esercenti continua a resistere, mantenendo elevata la qualità dell’accoglienza e del servizio offerto ai clienti.

Effetto caldo

«Non possiamo permetterci di aspettare che le acque si calmino. Bisogna intervenire subito», ammonisce Luni, «stiamo affrontando un’estate dalle temperature eccezionali, in cui oltre al prezzo fuori controllo dell’energia elettrica si devono calcolare anche consumi energetici che da giugno sono aumentati. Il consumatore cerca il locale climatizzato lasciando i dehor vuoti. Si esce più tardi e si consuma meno, basti pensare che la bevanda più venduta e consumata è l’acqua», prosegue la presidente dell’associazione dei pubblici esercizi di Padova, «chi sta resistendo lo fa a prezzo di enormi sacrifici. Servono aiuti concreti e immediati prima che la situazione degeneri definitivamente e si arrivi alla chiusura di ancora più attività storiche del nostro territorio: costi più alti e entrate minori, è già in atto una nuova “tempesta perfetta” sulla testa dei pubblici esercizi».

La richiesta

A fronte di questa emergenza l’Appe chiede alle istituzioni un piano d’azione urgente a tutela delle imprese, attraverso il calmieramento dei prezzi ed esenzioni fiscali sui consumi energetici.

Condizionatori funzionanti non stop in tutti i 3000 locali pubblici della città e della provincia - di cui 1.500 iscritti all’Appe -, stanno mettendo in ginocchio l’intera economia del settore.

Rischio chiusura

Come detto, questo ha causato un incremento fuori scala delle bollette energetiche relative al solo mese di luglio, arrivando a un incremento medio del trenta per cento.

Un dato preoccupante, il più pesante nelle estati dal dopoguerra ad oggi, che si va ad aggiungere al calo medio del 20 per cento nelle entrate dei locali dovuto al perdurare del gran caldo che tiene lontano dai plateatici sia i padovani che i turisti.

Il risultato è chiaro: sono numerosissimi i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli altri punti food chiamati ad affrontare un drastico calo generale delle entrate che rischia di portare alla chiusura definitiva di numerosi esercizi pubblici. Questa volta il grido d’allarme della presidente dell’Appe e ancora più drammatico di quelli precedenti.

«La situazione e molto preoccupante», osserva Federica Luni, «i locali aperti anche a Ferragosto rischiano grosso. Le bollette dei servizi sono alle stelle. I costi fissi per l affitto, i dipendenti e le materie prime continuano a restare alti. Le entrate scendono. Oltre al caffè in questa torrida estate la bevanda più richiesta e l’acqua minerale, che oscilla tra 1, 50 e 2 euro, dove, per ovvi motivi, i margini di guadagno sono molto bassi. Lanciamo un appello alle istituzioni per venire incontro subito alle nostre esigenze. All’amministrazione comunale chiediamo uno sconto generoso sul plateatico, mentre al Governo un decreto legge che alleggerisca i costi delle bollette dei servizi sulla scia di quanto fatto per la benzina. Prima che sia troppo tardi e tanti gestori gettino la spugna perché i costi superano di gran lunga le entrate» conclude.

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