Caso Aliprandi, 4 parti civili in aula
Processo per razzismo contro il consigliere: si costituiscono due associazioni

IMPUTATO. Vittorio Aliprandi
«Cari amici, il mio processo per direttissima è stato direttamente rinviato al 30 marzo, e pensare che mi sono fatto la doccia per nulla». Nella serata di ieri è lo stesso consigliere comunale del Pdl Vittorio Massimo Aliprandi pronto a comunicare a tutti gli amici di Facebook l'esito della prima udienza del processo chiesto nei suoi confronti «per propaganda di idee fondate sull'odio razziale e per istigazione a commettere atti razzisti in ordine a fatti relativi a quanto apparso sul social network».
Omettendo forse un particolare: il rinvio del processo è stato sollecitato dal suo legale, il penalista Emanuele Fragasso, sia per consentire alla difesa di approfondire i documenti della pubblica accusa sostenuta dal pm Vartan Giacomelli (tecnicamente per termini a difesa), sia perché il processo possa «incardinarsi nel collegio nella sua composizione naturale». L'udienza di ieri, infatti, avrebbe dovuto essere presieduta dal giudice Rita Bortolotti, assente giustificata e temporaneamente sostituita dal collega Alessandro Apostoli Cappello. In aula presente l'imputato, accompagnato da alcuni familiari. L'avvocato Fragasso non ha escluso di poter valutare l'eventuale scelta di un rito speciale come il rito abbreviato che consente, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena. Scelta che verrà eventualmente formulata il 30 marzo. In quella data, tuttavia, non saranno ancora sentiti i testimoni (alcuni esponenti della polizia di Stato, tra cui il dirigente della Digos padovana Lucio Pifferi), ma ci si limiterà all'ammissione delle parti civili prima della fissazione di una nuova udienza per definire il caso. Parti civili che non sono poche. Ieri mattina, puntuali alle 9.15, si sono presentati davanti al tribunale l'avvocato Aurora D'Agostino, in rappresentanza dell'associazione Razzismo Stop, e l'avvocato Marco Cinetto per l'Opera Nomadi e per conto pure di due nomadi come singoli cittadini (Cinetto, peraltro, è marito della consigliera comunale del Pd, di origine romena, Nona Evghenie). È l'1 dicembre scorso, alle 17,51, quando l'Aliprandi-pensiero è leggibile da chiunque nella bacheca del consigliere comunale di Padova che vive a Bagnoli: «Sti Rom mi fanno proprio vomitare, quando vedo quello che fa lo storpio e che in stazione e cammina normalmente, vorrei prenderlo a calci». Seguono altre «riflessioni» che convincono la procura ad avviare l'inchiesta nel rispetto della legge Mancino contro le discriminazioni razziali.
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