«Che bello ritrovarsi!»

Il padovano Marco Rigoni: «E' giusto così»
MARCO RIGONI Il numero 10 del Novara è nato il 5 gennaio 1980, è di Montegrotto e ha fatto le giovanili nel Padova
MARCO RIGONI Il numero 10 del Novara è nato il 5 gennaio 1980, è di Montegrotto e ha fatto le giovanili nel Padova
 
PADOVA
. Il minuto è l'89', la partita è Novara-Reggina, semifinale di ritorno playoff. Gli ospiti stanno vincendo 2-1 e volerebbero in finale se il risultato rimanesse così. Invece il destino vuole che sia un ragazzo di Montegrotto Terme che si chiama Marco Rigoni a rimettere le cose a posto per il Novara: sulla schiena ha il numero 10, la fantasia, e il suo destro al volo da fuori area si insacca di potenza e precisione sotto la traversa. 2-2: il «Piola» esplode e quel ragazzo, dopo essersi tolto la maglia, corre sotto la curva festeggiando la conquista della finalissima, che sarà, guarda caso, contro la squadra della sua città.  «Ho provato un'emozione pazzesca - confida il giorno dopo Rigoni, nato il 5 gennaio del 1980, alla sua seconda stagione al Novara dopo aver vestito la maglia di Ravenna, Triestina, Pescara e Ternana - certo il gol è stato bello ma, nel momento in cui ho tirato in porta, ho solo pensato che sarebbe stata una grandissima ingiustizia se il Novara fosse stato eliminato. Abbiamo fatto un campionato straordinario, sempre nelle prime tre posizioni, non potevamo uscire di scena».  
E quando si è reso conto che in finale avrebbe incontrato proprio il Padova cosa ha pensato?  
«Che io sono stato uno dei pochi a credere nelle grandi potenzialità dei biancoscudati. Anche quando hanno attraversato il momento buio che ha poi portato al cambio dell'allenatore io li davo per favoriti per i playoff».  
In che rapporti siete?  
«A Padova ho fatto il settore giovanile fino al 1996. Poi sono andato alla Juventus e, dopo un anno di giovanili anche lì, è iniziata la mia carriera. L'unica cosa che mi dispiace è di non essere mai riuscito ad esordire in prima squadra: solo una volta andai in panchina, quando allenava Materazzi, ma non giocai. C'è un pizzico di rammarico: quando cresci nella squadra della tua città il tuo sogno è quello di esordire con i grandi, ma non importa. Abbiamo preso strade diverse e ora è bello incontrarsi in finale».  
Chi è il più forte?  
«Se siamo arrivati entrambi fino in fondo vuol dire che i valori ci sono da tutte e due le parti. Il Padova ha tanto entusiasmo, per via della rincorsa che ha fatto, e le qualità non gli mancano. Noi giochiamo insieme da due anni e ci divertiamo parecchio. La posta in gioco è alta ed entrambe le città aspettano la serie A da tempo: il Padova da 15 anni, noi da più di 50. Come vedete, le motivazioni sono a mille sia di qua che di là».

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