Coltello alla gola del taxista quattro anni di carcere
Condannato Ferragosti: il 3 gennaio si era fatto accompagnare a Mestrino minacciando il conducente e allontanandosi a volto scoperto senza pagare

MESTRINO. Il 3 gennaio scorso, intorno alle 22, aveva chiamato il taxi a Chiesanuova per farsi accompagnare a Mestrino. Ma, una volta arrivato a destinazione, invece di tirare fuori i soldi per pagare, aveva estratto un coltello. E lo aveva puntato contro il tassista, minacciando di tagliargli la gola. Poco dopo l’arresto. Matteo Ferragosti, 35enne residente a Mestrino in via Filzi, noto alle cronache per le sue intemperanze, è stato condannato a quattro anni di carcere con il riconoscimento del parziale vizio di mente e al pagamento di un risarcimento di duemila euro nei confronti del tassista. A difenderlo, l’avvocato Stefano Fratucello. La sentenza è stata pronunciata dal gup padovano Cristina Cavaggion nell’ambito di un giudizio abbreviato che prevede, per legge, lo sconto di un terzo della pena. Il consulente della Procura aveva accertato la parziale incapacità di Ferragosti di intendere e di volere, peraltro confermata dai molteplici comportamenti “fuori misura” collezionati negli anni. Una valutazione espressa pure da un esperto nominato dalla difesa. Quella sera di gennaio, infatti, senza nascondere il proprio volto, Ferragosti aveva tranquillamente sfoderato il coltello allontanandosi poi dal taxi a piedi senza correre, in tutta tranquillità. Tanto che l’autista aveva continuato a seguirlo con lo sguardo mentre con il cellulare chiedeva l’intervento di una pattuglia dei carabinieri.
In pochi minuti i militari della stazione di Selvazzano erano arrivati sul posto e, in via Ortigara, poco lontano da casa, avevano sorpreso il 35enne con il coltello tra le mani, come se nulla fosse. E lo avevano bloccato e disarmato.
Tossicodipendente, nell’aprile 2011 aveva distrutto un ambulatorio medico nel Sert di Padova dopo una violenta discussione con un medico, pretendendo di decidere come curarsi e quanto metadone assumere. In quel periodo, pur agli arresti domiciliari, era autorizzato a uscire di casa al mattino per recarsi al Sert dove era pure intervenuta una guardia giurata che Ferragosti aveva tentato di disarmare. E che aveva ferito con un pugno in faccia, prima di allontanarsi senza rientrare in casa per un paio d’ore così da conquistare anche una denuncia per evasione oltreché per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata. Il 30 dicembre 2010, invece, era stato protagonista di un diverbio all’interno del bar Zanellato in via dei Fabbri: lui era ubriaco fradicio e il barista aveva rifiutato di dargli ancora da bere. Da qui la reazione scomposta. Era stata chiamata la polizia, accolta a calci e pugni.
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