A scuola di badanti e colf ecco le prime quindici diplomate
“Non parlo italiano ma con il traduttore ce l’abbiamo fatta”: a Padova 15 donne, in gran parte srilankesi, concludono il corso Api Colf per assistenza agli anziani e lavoro domestico

“Diplomate” dopo quasi cinque mesi di corso ora sanno ufficialmente come seguire un anziano in qualità di badante o pulire una casa da colf provette. Sono 15 le protagoniste di questa investitura, che le ha viste terminare il corso grazie ad Api Colf-Associazione professionale italiana collaboratori familiari di Padova. Supportate sul fronte di buste paga e servizi fiscali, verranno anche seguite sui temi di natura sindacale.
A frequentare corso donne dai 18 ai 60 anni, che hanno partecipato con 40 euro d’iscrizione. Come gestire un anziano, lavarlo, accudire chi soffre di specifiche patologie e pulire gli ambienti: queste le materie che ogni giovedì sono state insegnate alle allieve che hanno ricevuto i rudimenti del primo soccorso e l’aiuto di uno psicologo per trattare persone affette da demenza senile o infermità. In prima linea a insegnare – con qualche difficoltà linguistica perché l’80% delle studentesse veniva dallo Sri Lanka e solo due “masticavano” l’italiano – Michela Marca, ex caposala della rianimazione centrale dell’Azienda Ospedale Università, a colpi di traduttore e smartphone. «Abbiamo cercato di dare un’infarinatura su nozioni base di primo soccorso, gestione, pulizia della casa e perfino sugli animali domestici» spiega.
L’appuntamento era al patronato del Duomo e qui le aspiranti colf e badanti, hanno messo in pratica gli insegnamenti con prove tecnico-pratiche di mobilizzazione di una persona a letto e di pulizia domestica. «Non è stato facile, quest’anno per la prima volta le studentesse non parlavano l’italiano; le srilankesi sono la maggioranza. Moldave, romene o altre straniere dell’est sono sempre meno interessate a questa opportunità» sottolinea.
«Le aiutiamo dal punto di vista burocratico, contrattuale, cerchiamo di mettere insieme domanda e offerta e ci riusciamo quasi sempre. È interessante per noi vedere l’entusiasmo di queste donne e la felicità che provano all’assunzione. Con questo progetto si sentono in famiglia e si crea una rete di supporto» aggiunge Martina Ardivele segretaria provinciale di Federcolf.
«Non parlo italiano ma con il traduttore ce la siamo cavata, qui in Italia ci sono abitudini molto diverse, la sola preparazione del cibo richiede tanto impegno. Sono grata per l’opportunità e non vedo l’ora di iniziare a lavorare» afferma Ann Kandamulla Kosala. «Parlare con avvocati, psicologi e imparare il primo soccorso ci ha arricchito» spiegano le sorelle Tatiana ed Elena Postu.
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