Come si può evitare di finire sott’acqua
SELVAZZANO. Il problema degli allagamenti non si risolve solo con il potenziamento delle idrovore. Serve una politica di gestione del territorio che miri a trattenere le acque metoriche prima che confluiscano nei fiumi, che in caso di forti piogge, come si è verificato di recente, hanno difficoltà a smaltirle. È quanto è emerso dalla riunione di mercoledì scorso al centro civico di Caselle, organizzata dal Coordinamento delle categorie economiche del Bacino Euganeo di Confindustria. «Programmare il territorio per non trovarsi con l'acqua alla gola» era il titolo della riunione che ha visto poco più di un centinaio di partecipanti. Roberto Casarin, autorità di bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico, ha messo in risalto l'importanza delle cosiddette "opere di mitigazione" come il bacino d'invaso di Caldogno prossimo alla realizzazione. Si è parlato molto di Pai (Piano di assetto idrogeologico). Uno strumento che non è altro che la mappatura delle aree a rischio, utile per evitare i costi altissimi della mancata prevenzione. «Sull'acqua si investe poco, bisogna recuperare il tempo perso e programmare con più attenzione la gestione delle acque», ha detto il direttore del Consorzio di bonifica Bacchiglione, Francesco Veronese, che ha esposto le varie criticità presenti lungo il fiume. Il sindaco di Selvazzano, Enoch Soranzo, ha sottolineato che grazie ai quasi tre milioni di euro investiti dal 2010 ad oggi per rinforzare gli argini del Bacchiglione e sistemare la rete degli scoli minori, il Piano di assetto idrogeologico di Selvazzano presenta meno criticità. Il sindaco ha garantito che nel futuro Pat non ci sarà un metro cubo di edificazione e che saranno consentiti interventi di difesa, come l'innalzamento in alcune zone delle recinzioni delle abitazioni fino a un metro. Non è stata affrontata la questione dell'idrovia Padova-mare. (g.b.)
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








