Comuni, le gare si fanno insieme
Sarà anche vero, come ha detto a Montecitorio, nel suo discorso d’investitura, il premier Enrico Letta, che «le Province vanno abolite». Un concetto peraltro ribadito ieri dopo il ritiro dei ministri nell’abbazia di Spineto. Ma Barbara Degani non ha nessuna intenzione di tirare i remi in barca. Lo testimonia la centrale unica di committenza provinciale, per la gestione associata delle gare, che Palazzo Santo Stefano ha deciso di mettere a disposizione dei Comuni sotto i 5.000 abitanti. L’iniziativa rappresenta una risposta concreta al dettato del comma 4 dell’articolo 23 della legge 214/2011 (che ha aggiunto il comma 3 bis all’articolo 33 del Codice dei contratti), in base alla quale le amministrazioni sono appunto tenute ad affidare a un’unica centrale di committenza l’acquisizione di lavori, servizi e forniture nell’ambito delle Unioni dei Comuni. Già venticinque i sindaci (anche di Comuni sopra i 5.000 abitanti) interessati allo schema di convenzione che il Consiglio provinciale ha votato all’unanimità lo scorso 29 aprile. Un plauso convinto è stato espresso ieri da Giorgio Dal Negro, presidente di Anci veneto e sindaco di Negrar.
«Negli ultimi due anni», ha affermato Dal Negro, «come sindaci e presidenti di Provincia siamo stati abituati a fare salti mortali e tripli. Non esiste più un decreto legge cui faccia seguito una legge coerente. Dal 31 marzo siamo fermi, non possiamo più comprare nulla; i lavori pubblici sono bloccati. Pertanto, mentre da un lato speriamo che la scadenza venga prorogata al 31 dicembre, dall’altro ci attrezziamo per trovare la soluzione migliore. Mi auguro che l’iniziativa della presidente Degani venga seguita anche dalle altre Province venete».
Il blocco delle gare viene ad aggravare una situazione già resa precaria dai vincoli del patto di stabilità. «A Negrar», esemplifica Dal Negro, «io posso contare su un avanzo di 2,8 milioni di euro, cui si aggiungono altri 300 mila euro del 2012. Ma non possiamo spendere nulla». Ancor più pesante la situazione della Provincia: «Abbiamo 76 milioni fermi in Cassa depositi e prestiti», ricorda la presidente Degani, «e abbiamo lavori pubblici programmati per 33 milioni, di cui 22 per le scuole». Ora i Comuni puntano sui sindaci-ministri Flavio Zanonato e Graziano Delrio. «Questi problemi», chiude Dal Negro, « li conoscono bene. Se nemmeno loro riescono a modificare la situazione, possiamo andare a casa tutti».
Claudio Baccarin
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