La comunità bengalese a Padova: «Anche noi possiamo governare»

La comunità dopo la notizia dell’aggressione di un uomo sottolinea:  «Mazze per giocare, altro che rissa: siamo persone pacifiche. Sia Londra che New York hanno sindaci di origine asiatica»

Felice Paduano
La celebrazione di domenica 6 settembre organizzata dalla comunità bengalese
La celebrazione di domenica 6 settembre organizzata dalla comunità bengalese

Una celebrazione della vittoria alle elezioni per la commissione stranieri e l’appuntamento temporanea del consolato del Bangladesh alla Casa di quartiere dell’Arcella. Un appuntamento a cui hanno partecipato numerosi bengalesi, tra cui il giornalista Palash Rahman e Hazari Aminul, ristoratore titolare del locale di kebab Ponti Romani. Due volti noti sul territorio, immigrati dal Bangladesh anni fa.

Tra gli argomenti sul tavolo, la spedizione punitiva di alcuni connazionali nei confronti di un pachistano: «Secondo me le cose non sono andate proprio così», ha detto Rahman, «le mazze che sono state sequestrate servivano esclusivamente per andare a giocare a cricket. In tutta Italia sono cento le squadre associate alla federazione nazionale di questo gioco molto diffuso tra bengalesi, pachistani, cingalesi e indiani e guidata dal presidente italiano Alberto Mazzoni. Non a caso in Veneto squadre di cricket sono attive a Padova, Venezia, Verona e Ponte di Piave. Dopodiché», aggiunge, «all’Arcella i bengalesi sono pacifici e tranquilli. Sono convinto che gli avvocati difensori degli accusati dimostreranno la loro innocenza».

L’integrazione

Aminul, invece, (che ha partecipato all’incontro con il consigliere del Pd Pietro Bean, l’ex candidato sindaco Salim El Moued e con il presidente della commissione Neyamul Hoque), ha osservato che anche i bengalesi ci tengono alla sicurezza dell’Arcella e chiedono a Comune e Regione una nuova politica sulla casa perché sono stanchi di essere costretti a vivere in appartamenti molto vecchi e in condizioni di sovraffollamento.

Inoltre, rivendicano un ampliamento delle scuole, a partire dal quelle del Cpia - il centro provinciale per l’istruzione degli adulti -, con la finalità di istruire e diffondere innanzitutto le regole della convivenza civica ai connazionali che arrivano dal Bangladesh in condizioni di analfabetismo.

La politica

Rahman si è inoltre soffermato sui rapporti attuali tra le comunità bengalesi e gli italiani: «Siamo vittime della vecchia e nuova politica del centrodestra, diventata più incisiva da quando è al potere il governo di Giorgia Meloni», ha aggiunto quindi Palash Rahman, «non dimentichiamo che il prossimo anno si vota a Padova. Chi è contro di noi teme che tanti bengalesi si schierino a favore del centrosinistra anche con candidati all’interno delle liste del Pd. A tale proposito ricordo ancora una volta che non ci sarebbe niente di male se, già tra pochi anni, tanti di noi diventassero classe dirigente. D’altronde è successo con i sindaci di Londra e di New York e anche con Barack Obama, seppure quest’ultimo non sia asiatico. Perché non potrebbe succedere anche in Italia, in Veneto e specialmente a Padova, dove i bengalesi e i pachistani sono molto più numerosi dei 3.000 indicati dalla statistica locale?».

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