Minacce ed estorsioni contro il figlio: il padre denuncia la baby gang

Il giovane, di Conselve, è finito nel mirino di un gruppo di circa dieci coetanei che lo perseguitano con pestaggi, intimidazioni e richieste di denaro sempre più oppressive

La caserma di Conselve
La caserma di Conselve

Minacce, coltelli spianati in mezzo alla folla ed estorsioni continue: a Conselve una baby gang di giovanissimi, tra i 14 e i 17 anni, sta seminando il terrore tra i ragazzi più piccoli del paese. A rompere il silenzio su una situazione ormai fuori controllo è la drammatica e coraggiosa denuncia di un padre di 50 anni, costretto ad assistere all’incubo quotidiano vissuto dal figlio quindicenne. Il giovane è finito nel mirino di un gruppo di circa dieci coetanei di origine marocchina che da tempo lo perseguitano con pestaggi, intimidazioni e richieste di denaro sempre più oppressive.

La scoperta

Per il genitore, la scoperta di quanto stava accadendo è arrivata dopo aver notato continue e insolite sparizioni di soldi dentro casa. Messo alle strette, il ragazzo ha finalmente confessato in lacrime che «tutto è cominciato con 5 euro, dati per riuscire a tornare a casa dopo una commissione dal fornaio, ma la volta successiva la cifra è aumentata».

Il rituale della violenza

Il modus operandi del branco si è rivelato spietato e collaudato nei minimi dettagli per annientare ogni resistenza delle vittime. La banda punta i ragazzi rimasti da soli, li isola e li sottomette con umiliazioni estreme. Come spiega dettagliatamente il padre, «il modo di operare è sempre lo stesso: prendono il ragazzo da solo, lo accerchiano in circa dieci e, se non ha soldi, lo bloccano a terra e poi il capo gli cammina sopra a piedi nudi».

Un livello di sopraffazione fisica e psicologica inaudito, che ha spinto il quindicenne a chiudersi completamente tra le mura domestiche per settimane, ormai incapace di uscire e visibilmente terrorizzato all’idea di potersi scontrate di nuovo con i suoi aguzzini.

L’agguato alla sagra

Per verificare di persona la veridicità dei fatti e spingere il figlio a superare la trappola della paura, il genitore ha deciso di accompagnarlo alla sagra di Conselve. È proprio alla festa di paese che la situazione è precipitata in pochissimi istanti. «L’ho costretto a uscire con noi perché si era segregato in casa, terrorizzato. Stava camminando poco avanti a noi e, appena li abbiamo incrociati, mio figlio è finito in lacrime: lo hanno subito accerchiato chiedendogli di nuovo i soldi. A quel punto sono dovuto intervenire io e siamo scappati a casa, mentre loro si sono dileguati. Un paio di loro brandivano persino dei coltelli, e il tutto è accaduto in mezzo alla gente che voltava le spalle».

Proteggere la comunità

Dopo l’aggressione sventata a fatica alla sagra, il padre ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine per sporgere denuncia, spinto non solo dalla volontà di fermare le minacce contro suo figlio, ma dal profondo desiderio che un simile incubo non debba mai più ripetersi.

Un’iniziativa nata anche per «lanciare un segnale d’allarme e mettere in guardia le tante famiglie del paese i cui figli potrebbero essere finiti nella medesima trappola senza trovare il coraggio di raccontarlo», aggiunge ancora.

Resta l’incredulità per una libertà negata nel quotidiano: «Mi sembrava una situazione del tutto irreale: io a 50 anni e mio figlio a 15 che non possiamo nemmeno camminare sereni per le vie del nostro paese», la conclusione amara del genitore.

 

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