Contestò il blitz dell’Arma sindacalista a processo

Accusato di diffamazione esponente dell’Usb: aveva criticato il coinvolgimento dei vigili del fuoco a fare la “copertura” in un’operazione antidroga all’Arcella
Di Cristina Genesin
FERRO - ALLARME BOMBA IN VIA GIOTTO. FERRO - ALLARME BOMBA IN VIA GIOTTO.
FERRO - ALLARME BOMBA IN VIA GIOTTO. FERRO - ALLARME BOMBA IN VIA GIOTTO.

Tutto era stato concordato nei minimi dettagli: il blitz antidroga mascherato da intervento dei vigili del fuoco allertati per una fuga di gas, in realtà mai esistita. Ma dei pompieri c’erano solo le divise, l’autobotte e alcuni operatori, a debita distanza, mentre l’intervento dell’Arma era all’interno di un appartamento. Almeno secondo la versione ufficiale. Eppure l’indomani un sindacalista aveva criticato il coinvolgimento dei vigili del fuoco con un comunicato stampa pronto ad accendere una “crisi istituzionale” fra i Corpi, con l’accusa di aver messo a repentaglio l’incolumità dei pompieri. Un’accusa che non è stata digerita né dal Comando dell’Arma, pronto a ribattere con una nota ufficiale, né dai carabinieri intervenuti nell’occasione che hanno denunciato il sindacalista Antonio Jiritano, 59 anni, originario di Catanzaro, finito sotto inchiesta per diffamazione a mezzo stampa aggravata. E si sono costituiti parte civile con l’avvocato Carlo Bermone. Chiusa l’indagine, il pubblico ministero Francesco Tonon ha sollecitato il processo. E ieri il gup Mariella Fino ha accolto la richiesta, rinviando a giudizio il sindacalista responsabile nazionale dell'Usb (Unione sindacato di base) del Pubblico impiego-Vigili del fuoco per «aver emesso un comunicato stampa lesivo della reputazione non solo dei carabinieri intervenuti (i militari dell’Aliquota operativa del Nor guidati dal tenente Vito Franchini) intitolato “carabinieri vestiti da vigili del fuoco insieme a pompieri veri costretti a partecipare a un arresto”». In particolare a Jiritano è contestato di aver dichiarato: «... all'apertura della porta è conseguito un parapiglia pericolosissimo terminato con l'arresto dei presunti spacciatori, in cui è stato coinvolto il personale dei vigili del fuoco che, nel caso in cui fosse scattato un conflitto a fuoco, sarebbe stato privo di qualunque protezione». Secondo la procura si tratterebbe di «circostanze del tutto prive di fondamento in quanto nessun componente della squadra dei vigili del fuoco intervenuta è stato utilizzato nell’irruzione all’interno dell’appartamento né nelle fasi successive dell’arresto e del sequestro della droga». Il 25 marzo 2013, intorno alle 19, i carabinieri avevano organizzato il blitz all’Arcella in via Cabrini. Il risultato? Il sequestro di mezzo chilo di eroina e tre spacciatori in manette. Jiritano aveva reclamato l’apertura di un’inchiesta ministeriale, denunciando l’utilizzo improprio di un Corpo tanto da mettere a repentaglio l’incolumità dei vigili presenti. Secca la risposta del Comando generale dell’Arma che ha inquadrato il tutto «nell'ambito di consolidati rapporti di cooperazione fra forze istituzionali» spiegando che «l'intervento di ausilio fornito dagli operatori del Corpo ai militari, impegnati in un’operazione di polizia giudiziaria, si è sviluppata sempre in una cornice di massima sicurezza... i pompieri non sono mai stati coinvolti nelle operazioni di polizia... hanno contribuito a creare uno scenario credibile... parcheggiando il loro mezzo di soccorso vicino all'obiettivo e disponendosi nelle vicinanze... affinché dei militari, indossate le giacche delle uniformi dei vigili del fuoco, si facessero aprire la porta senza insospettire gli occupanti dell'immobile».

Ora la parola passa al giudice Tecla Cesaro davanti alla quale è fissato il processo per il prossimo 15 novembre.

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