Bar Trento, a Padova i figli riaprono il locale dalla mamma scomparsa: «Era una promessa»

Lo storico locale di via Beato Pellegrino torna ad accogliere i clienti dopo la scomparsa di Luisa Volpato. Nicola e Daniele hanno deciso di raccogliere la sua eredità: «Qui le persone si sentivano a casa, continueremo come faceva Lulù»

Daniela Gregnanin
Il bar Trento di via Beato Pellegrino
Il bar Trento di via Beato Pellegrino

Un bar amato da tutti che non poteva chiudere: così i figli della titolare scomparsa hanno addirittura lasciato il proprio lavoro per riaprirlo. È la storia del bar Trento di via Beato Pellegrino, che da oggi tornerà a essere frequentato dai tanti clienti che lo avevano definito una «seconda casa». Un luogo speciale creato dalla compianta Luisa Volpato, che ha lasciato dietro di sé , dopo la morte a fine settembre, molta commozione e senso di riconoscenza.

Oggi la riapertura

A tirare su le saracinesche sarà il figlio della barista (detta Lulù) Nicola Brendolin, 54 anni, che per onorare la promessa di mantenere viva l’attività di mamma, ha deciso di licenziarsi dal suo impiego di una vita e diventare definitivamente un barista.

«L’avevo detto a mamma che mi sarei occupato del suo “terzo figlio”. Io e mio fratello Daniele abbiamo avuto dopo il decesso trenta giorni per decidere il futuro di questa attività e devo dire che l’affetto e il bene dimostratoci dalla comunità, hanno avuto il loro peso su questa decisione», spiega Brendolin, che per 32 anni ha lavorato come impiegato all’interno delle caserme dell’Esercito Italiano.

L’affetto dei clienti

«Dalla scomparsa di Lulù ogni giorno qualcuno ha lasciato fiori, pupazzetti e bigliettini sulla saracinesca. Tutto questo e il fatto comunque di essere nato e cresciuto all’interno del bar Trento, ha fatto sì che la scelta sia arrivata naturalmente, senza nessun ripensamento. Tantissime persone dal 7 agosto, ultimo giorno di attività, ci hanno letteralmente tempestato di domande per sapere se si trattasse di una chiusura temporanea o definitiva. Quindi, alla luce di tutto e dell’affetto che come famiglia abbiamo ricevuto, io e mio fratello abbiamo deciso di fare questo passo», spiega il nuovo barista che è molto emozionato.

A dare una mano ogni tanto in caso di necessità anche i nipoti Mattia e Sara, anche loro cresciuti dentro lo storico locale, conosciuto sia per la dolcezza e l’amore di Luisa, che per i mitici panini che la donna sapeva preparare.

Tutto immutato

«L’impegno è notevole, ma vogliamo come famiglia continuare nel solco di mia mamma, che accoglieva chiunque, dispensando una parola affettuosa a chiunque varcava le soglie del negozio. Ovviamente come sempre, i volontari saranno accolti a braccia aperta, non vedo l’ora di ospitare ancora i ragazzi della Protezione civile e i bambini dell’associazione Irpea che stavano particolarmente a cuore alla mamma».

«I clienti possono stare tranquilli, un cioccolatino di conforto non mancherà mai e poi, attenzione, non abbiamo ritoccato i prezzi», conclude Nicola, «tutto è uguale a prima e spero che nonna Lulù ci protegga in questa nuova avventura».

 

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