Dal coma al risveglio Paolo Rao sarà interrogato

Si sta risvegliando. Lentamente. E ciò che si temeva in un primo tempo - possibili lesioni cerebrali - non c’è. Ventitrè giorni dopo la furia omicida che si è scantenata dentro di lui, Paolo Rao sta recuperando risvegliandosi dal coma. Gli accertamenti neurologici non hanno evidenziato segni di carattere irreversibile. Dunque, presto l’ingegnere trentenne che ha massacrato l’ex compagna con 53 coltellate e poi ha tentato di suicidarsi impiccandosi, sarà interrogato. E così dovrà spiegare, fornire qualche ulteriore dettaglio, raccontare quello che è successo. Anche se la sua ricostruzione potrà essere utile solo alla giustizia per “stabilire” una verità processuale. Non a Erica Ferazza, la ventottenne psicologa uccisa a coltellate davanti alla figlioletta di tre anni, la cui vita è stata spazzata via in un colpo. Momento di follia? Raptus omicida? Oppure omicidio volontario nato da rabbia e rancori maturati contro la ragazza che, forse, non ha ceduto alle richieste di Paolo, illuso che la riconciliazione fosse possibile e, magari, anche a un incontro più intimo? Il pubblico ministero padovano Vartan Giacomelli attende di poter fissare la data dell’interrogatorio visto che la convalida dell’arresto, all’indomani del delitto, aveva avuto un carattere tecnico: il giovane era in coma e il gip Mariella Fino si era limitata a convalidare il provvedimento restrittivo, applicando la misura di custodia cautelare nella Rianimazione dell’Azienda ospedaliera.
È l’alba del 7 ottobre scorso, una domenica, quando Paolo Rao aggredisce Erica nell’appartamento in cui la donna vive con la figlia in via Canestrini 145. Sabato sera Paolo si era fermato a dormire con loro, mentre la notte precedente tutti e tre l’avevano trascorsa nella casa di famiglia dei Rao, a San Giorgio delle Pertiche. La madre di Paolo era partita nel fine settimana per la Sicilia in visita a parenti del marito Fortunato, ex direttore generale dell’Usl 16 fino alla sua morte, avvenuta il 28 settembre 2011 per un infarto. Un lutto doppio per Paolo che aveva nel padre un punto di riferimento e forse di “contenimento”. Affetto da una forma di disagio psichico, da quel giorno aveva abbandonato le terapie psichiatriche, limitandosi a frequentare uno psicoterapeuta. E proprio quel disagio aveva incrinato il rapporto con Erica che, tuttavia, era rimasta generosa e disponibile con Paolo soprattutto dopo la perdita del papà, nonostante qualche periodo di tensione. L’8 agosto 2011 durante una vacanza in Toscana - erano presenti pure i genitori di Paolo - il giovane ingegnere aveva ferito la figlioletta con un coltello. Erica si era molto arrabbiata, “l’incidente” era finito nella caserma dei carabinieri, poi tutto era stato “chiuso”.
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