Dall’ufficio al tablet il “lavoro agile” cresce ma non sfonda

Solo il 6% delle piccole imprese ha piani di smart working L’esperienza di Eniac: «La produttività è cresciuta del 20%»
Di Riccardo Sandre

PADOVA. Più tablet e meno scrivanie. Gli investimenti nel lavoro “smart” crescono anche a Nordest ma non galoppano e continuano a vedere un’attenzione maggiore nelle grandi aziende rispetto alle piccole. È quanto evidenzia una ricerca del Politecnico di Milano presentata da Confindustria Padova. E mentre il governo punta ad incentivare il “lavoro agile”, nel 2015 solo il 6% delle Pmi del Nordest hanno avviato dei programmi organici di “smart working (5% il dato nazionale per le Pmi, 17% nelle grandi imprese). Numeri ancora da avanguardie tecnologiche confortati, però, da un’attenzione al tema che vede il 24% delle Pmi trivenete dichiararsi interessate al modello smart.

A fronte di questa nuova sensibilità, però, circa 6 aziende su 10 si dicono non interessate o non conoscono i modelli organizzativi dello smart working. «Si tratta di una sfida che permette di ripensare l’organizzazione del lavoro liberando nuove energie» dichiara Ruggero Targhetta, presidente di Confindustria Padova Servizi innovativi tecnologici (Sit). «Un approccio che risponde alle necessità di efficienza e produttività delle aziende promuovendo al contempo la gestione ottimale dei tempi lavoro-famiglia. Ora la sfida del lavoro agile si sposta dai servizi al manifatturiero e può trovare spazio nei nuovi contratti aziendali». Ma se le resistenze delle aziende cedono lentamente al futuro, alcuni esempi importanti vengono anche dal padovano e non solo da grandi aziende del calibro di Safilo (su base volontaria e sperimentale chi aderisce al progetto dedica il 20% del proprio orario settimanale a lavorare in questa modalità, ed è dotato dall’azienda degli strumenti tecnologici necessari) e Vodafone (dall’aprile 2014 i dipendenti possono scegliere in modo flessibile il luogo, anche esterno all’azienda, dove svolgere il proprio lavoro). C’è anche il caso di una Pmi come Eniac Spa, software house con sede al Net Center di Padova che già dal 2010 ha fatto partire una sperimentazione che ora garantisce ai 45 collaboratori tutti i device per poter lavorare indifferentemente dentro o fuori dall’azienda. «Siamo partiti sia testando in proprio le tecnologie che poi avremmo messo sul mercato sia per tentare di attivare la filosofia del bring your device» spiega Paolino Piccolo, presidente di Eniac. «Abbiamo così fornito a ciascuno un notebook capace di lavorare in maniera binaria sia sui propri contenuti che su quelli dell'azienda puntando a migliorare le performace di ciascuno» spiega Paolino Piccolo, presidente di Eniac. «Oltretutto avevamo in progetto lo spostamento della sede da Loreggia a Padova. Un trasferimento quotidiano di 30 km pesante sia per i tempi e i costi sia per il dispendio di energie che un’ora e più di guida al giorno prevede». Ed i risultati non si sono fatti attendere: «Abbiamo aumentato la produttività in termini qualitativi del 15-20%, aumentato la fidelizzazione dei nostri dipendenti, siamo più competitivi dal punto di vista commerciale e in 5 anni siamo cresciti da 5 milioni di euro agli attuali 7,5 aprendo anche una sede a Roma e una a Monza».

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