Detassazione degli studi, Padova tra le prime in Italia: «Così sempre più iscritti»

Il Bo è tra gli atenei che garantisce l’esenzione alle famiglie con un indicatore Isee inferiore ai 30.000 euro annui. In generale le università statali stanno progressivamente rivedendo al rialzo le soglie di accesso alla “no tax area”

 

Il Bo tra i primi atenei a garantire agevolazioni per gli studenti
Il Bo tra i primi atenei a garantire agevolazioni per gli studenti

C’è anche il Bo tra gli atenei che premono l’acceleratore sulle agevolazioni economiche e la detassazione per attrarre nuovi studenti in vista del prossimo anno accademico. Nonostante ormai gli studenti universitari in città hanno superato quota 75 mila.

Padova, infatti, si allinea a un panorama nazionale in cui le università statali stanno progressivamente rivedendo al rialzo le soglie di accesso alla “no tax area”, anche sulla base delle richieste delle associazioni studentesche. Nella classifica realizzata dal Sole24ore il Bo si posiziona nella fascia più alta tra le grandi sedi del Nord, portando il limite Isee a ben 30mila euro. È seconda soltanto a Pavia che è recentemente balzata da 23 a 32 mila euro.

Una scelta strategica che inserisce Padova nel ristretto club dei grandi atenei del Settentrione – insieme alle milanesi Statale e Bicocca, oltre a Trieste, Udine e Piemonte Orientale – che hanno deciso di superare ampiamente l’asticella minima nazionale di 22 mila euro stabilita per legge. L’ateneo guidato da Daniela Mapelli ha inoltre inserito un’esenzione parziale per chi presenta un Isee fino a 50 mila euro, e una maggiorazione della contribuzione per gli Isee oltre i 70 mila.

Come detto, l’ampliamento della “no tax area” punta a intercettare una platea sempre più ampia di famiglie messe a dura prova dalle recenti tensioni economiche e dall’aumento del costo della vita, rendendo gli studi universitari concretamente più accessibili.

Ma non si tratta solo di sostegno sociale: l’iniziativa si inserisce in una vera e propria competizione tra atenei per conquistare gli indecisi dell’ultimo minuto, in vista della chiusura delle iscrizioni per il prossimo anno accademico. Un pubblico tutt’altro che trascurabile se si considera che, secondo i dati del consorzio Cisia, oltre un terzo dei diplomati (il 34,4%) sceglie il proprio percorso di studi soltanto dopo aver superato l’esame di maturità.

La detassazione degli studi universitari si traduce in un investimento diretto sulla crescita delle immatricolazioni, pur imponendo una gestione attenta dei bilanci interni. Secondo l’Anvur, infatti, già oltre il 30% degli universitari italiani beneficia dell’esonero totale dai contributi, una percentuale destinata ora a salire ulteriormente. Negli ultimi dieci anni, infatti, le entrate da tasse universitarie al Bo sono diminuite del 27%, ma è aumentata la quota del Fondo di finanziamento ordinario garantito dallo Stato.

 

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