La Diocesi fa il vino: a Villa Maggioni il progetto “benedetto” dal vescovo e da Cotarella

L’iniziativa vitivinicola è voluta dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Padova e sostenuto anche dal presidente di Assoenologi

Nicola Cesaro
Il vescovo Cipola e l'enologo Cotarella
Il vescovo Cipola e l'enologo Cotarella

L’obiettivo è di produrre dalle 25 mila alle 30 mila bottiglie già nel 2027, per crescere poi l’anno successivo. Quello di cui si parla è tuttavia un vigneto speciale al di là dei numeri. Il progetto “Villa Maggioni” è infatti voluto dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Padova, e sostenuto dalla collaborazione speciale di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e figura di rilievo internazionale.

Una tenuta di circa 12 ettari nel contesto dei Colli Euganei, da un anno Riserva della Biosfera Unesco, una dimora storica ottocentesca ristrutturata e rivitalizzata nell’eleganza degli spazi; un rustico rigenerato a cantina-bottaia per la degustazione dei vini e la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; duecento nuovi olivi e cinque ettari di terreno destinati alla produzione vinicola: sono questi in sintesi gli ingredienti che stanno dietro al progetto “Villa Maggioni”.

Il nome è quello della villa, catalogata tra le dimore storiche del Veneto, e dà appunto il titolo al progetto vitivinicolo dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero della Chiesa di Padova (Idsc Padova), ente nato nel 1985 con il compito di valorizzare il patrimonio (fabbricati e terreni) proveniente dagli ex benefici parrocchiali.

 

La tenuta di Villa Maggioni
La tenuta di Villa Maggioni

Nella pianificazione di medio-lungo periodo l’Istituto ha rinnovato la strategia di valorizzazione del comparto “terreni” – spiegano dalla Diocesi di Padova - ottimizzando la produzione agricola con ricadute dirette anche sul territorio e le comunità. Che tradotto significa dismissione di terreni a seminativo di piccole dimensioni o di aree di scarsa o nulla redditività per concentrare maggiormente l’attività agricola su coltivazioni di pregio di uliveti in zona Dop (denominazione di origine protetta) “Veneto Euganei e Berici” e di vigneti in zona Doc (denominazione di origine controllata) “Colli Euganei”, fino alla produzione diretta di olio e vino.

Villa Maggioni, tenuta nel territorio di Torreglia, è cuore del progetto: è stata acquistata nel 2023 dall’Istituto diocesano. Qui è stata recuperata la dimora ottocentesca e si sta ultimando in queste settimane la riqualificazione dei rustici annessi nell’obiettivo di una produzione iniziale di vino e successivamente di olio.

Si partirà dalle uve che appartengono profondamente a questo territorio. La Pinella, il Moscato Giallo, il Merlot, il Carménère, insieme alle altre varietà che costituiscono la storia viticola dei Colli. 

«Il nostro intento – ha sottolineato il presidente dell’Istituto diocesano, don Paolo Rizzato – non è aggiungere un’esperienza di produzione di vino alle molte aziende che già operano in modo eccellente in questo settore, ma offrire ai nostri Colli Euganei e alle comunità che li abitano, una stimolante prospettiva valorizzando un luogo di memoria geologica, storica, culturale, dove l’agricoltura e il genio umano hanno saputo raccogliere la forza delle natura e arricchire la sua bellezza. Realizzare questo progetto non significa per noi gestire una proprietà privata, per arricchire, ma valorizzare un bene che appartiene alla comunità e che alla comunità deve essere restituito, convinti che anche una buona economia di mercato è solo una parte della vera ricchezza che deve essere di tutti e di cui abbiamo tutti bisogno».

«L’obiettivo dell’intervento sulla tenuta Villa Maggioni – ha aggiunto il direttore dell’Istituto, Marco Pastorello – va oltre il semplice restauro immobiliare o il ripristino colturale. Si configura, infatti, come un’operazione di rigenerazione territoriale integrata, capace di unire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico alla riattivazione di una filiera agricola di eccellenza. ll tutto nell’ottica di una sostenibilità anche ambientale del progetto che vede tra l’altro il recupero delle vigne quali elemento identitario dei colli Euganei, il ripristino – accanto alle nuove piantumazioni – degli ulivi storici – che rischiavano il deperimento a causa degli anni di incuria – oltre ai filari di mandorli e marasche tipici di questa zona».

 

L'area dei vigneti e degli ulivi
L'area dei vigneti e degli ulivi

«Il recupero della dimora storica – ha illustrato l’architetto Federico Candian – oltre al rinnovo impiantistico, si è concentrata sulla rivitalizzazione degli ambienti, nel rispetto dell’impianto architettonico e delle finiture originarie, riproponendo materiali e finiture riconducibili alla tradizione costruttiva veneta, dal terrazzo alla veneziana agli intonaci a base di calce e finitura a marmorino e le murature in conci di pietra naturale. Le pertinenze sono state invece ristrutturate per la realizzazione di una cantina-bottaia per l’affinamento del vino e la creazione di un punto vendita dotato di spazi adeguati alla degustazione e alla valorizzazione dei prodotti ottenuti dall’attività agricola della tenuta».

Il progetto ha intercettato l’attenzione di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, che attraverso lo studio Cotarella & Chiasso, accompagnerà lo sviluppo e la selezione dei vitigni.

«Ho sempre amato i colli Euganei probabilmente più con il cuore che con la ragione. Li ho frequentati, ne ho bevuto i vini, ne ho seguito le vicende – ha raccontato Riccardo Cotarella – Ma oggi, attraverso Villa Maggioni, mi viene offerta una possibilità diversa: quella di conoscerli davvero. E conoscere davvero un territorio, per chi fa il mio mestiere, significa innanzitutto avere l’umiltà di ascoltarlo. Io non credo nell’enologo che arriva in un luogo portando con sé una ricetta. Credo, al contrario, che il primo compito di chi si occupa di vino sia quello di fare silenzio. Osservare. Camminare nei vigneti. Capire i suoli. Seguire le esposizioni, le pendenze, i venti. Conoscere le uve, anche quelle che nel tempo abbiamo considerato minori. Parlare con le persone che quella terra l’hanno coltivata prima di noi. E poi aspettare che sia il territorio stesso a suggerirci quale vino può diventare. Per questo considero Villa Maggioni una sfida particolarmente affascinante. Non dobbiamo inventare i colli Euganei. Sarebbe presuntuoso anche solo pensarlo. Dobbiamo semmai provare a leggere alcune delle loro pagine che forse non sono state ancora scritte fino in fondo. Queste colline hanno una storia geologica eccezionale, una biodiversità straordinaria, una molteplicità di esposizioni e di microambienti che raramente s’incontrano concentrati in uno spazio così raccolto».

L’obiettivo, ha sottolineato il presidente Assoenologi, «non è produrre vini che assomiglino ai grandi vini di altri territori», ma «produrre vini che non potrebbero nascere in nessun altro luogo. Villa Maggioni deve partire da qui».

Due le sottolineature del vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, al termine della presentazione. In primis la capacità di lavorare in spirito di comunione tra tutte le Chiese, di cui è un esempio l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, nel suo compito e missione. Il secondo aspetto sottolineato dal vescovo è stata l’attenzione alla cura del Creato: «Nel nostro territorio questa sensibilità nei confronti del Creato vive, esiste, anche se spesso ce ne dimentichiamo. La vocazione che abbiamo è quella di vivere dentro, sopra questa terra, con questa terra che, secondo la Sacra Scrittura, ci è stata affidata e deve essere custodita. L’amore per la terra e anche il contributo di ingegno e di creatività dato dagli operatori e dalle persone competenti, affinché il nostro territorio migliori e sia sempre più adeguato, rappresentano un contributo al territorio, ma anche alla politica e a un modo di pensare, custodire e preparare il futuro».

 

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